Mentre impazzisco dietro il pandemonio con cui la quotidianità ha deciso di movimentare le mie giornatine da pantofolaia incallita -chi l’avrebbe mai detto che, stando a casa dalla mattina alla sera, avrei vissuto così tanti casini tutti insieme? Tra il lavoro dove ogni momento ne salta fuori una per cui, “grazie” all’altrui bravura nel creare magagne da risolvere, la sottoscritta va fuori di testa partendo per il rettilineo tangente, la salute un po’ acciaccata che, sempre traballante nel suo zoppo incedere, a volte si fa sentire perché oh, non è giusto star muti se tutti gli altri parlano a ruota libera, le mie stesse scelte in fatto di letture per le quali, alla riflessione “In che libro leggero mi fiondo adesso?”, decido volontariamente di tuffarmi in un libro ergodico che non finisce più, dall’alto delle sue 723 pagine, e il ritardo cronico di cui non posso fare a meno di vergognarmi ogni secondo che passa, considerando la routine alla quale ho abituato La Nicchia Letteraria per forza di cose, ho abbastanza giustificazioni per uscire di senno e perdere neuroni per strada-, oggi il mio blog carino e coccoloso partecipa al Review Party organizzato da Susy de I miei magici mondi per celebrare Il giardino delle ombre cinesi, un romanzo storico targato Genesis Publishing che ha riempito le mie serate vuote dal 17 al 19 novembre -avrei impiegato pure meno tempo, ve lo dico, ma, purtroppo, un po’ per l’età un po’ per la narcolessia, ho dovuto rallentare i miei soliti ritmi: piango ogni volta che ci penso, sì-.
Per l’occasione, ho rispolverato nuovamente la rubrica Istantanee di lettrice, attraverso la quale, vi ricordo, non solo elargisco un piccolo pensiero inerente alla lettura presa in esame -di solito cito, a mio avviso, sia i punti di forza sia quelli di debolezza del testo, focalizzandomi sul ruolo duale che ho, da una parte la lettrice e dall’altra la recensora (?) dei povery-, ma dispenso anche una sorta di breve volo pindarico dove ripercorro, con parole mie -leggasi come vecchie, desuete e incomprensibili: non ci crederete mai, ma mi rispecchiano davvero moltissimo-, quanto affrontato nelle pagine lette.
Mi è piaciuto? Sì.
Non mi è piaciuto? Sì.
Non mi ha delusa? Sì.
Mi ha delusa? Sì.
Avete presente quegli amici di carta e inchiostro che non siete riusciti ad apprezzare in toto, sebbene, oltre a delle premesse pazzesche date dalla magnifica scrittura in cui siete inciampati e dall’interessante idea tramite la quale è nata la storia medesima, aveste voluto amarlo con tutti voi stessi? Ecco.

Creazione a cura di Annarita della casa editrice Genesis Publishing

 

 

 

 

A seguito di qualche ebdomada durante le cui notti un tanto oscuro quanto maluestro incubo è stato baciato dalla grande capacità di abitare, con la sua vivida scia olfattiva che di aromi deliziosi non possiede manco una leggera ombra sbiadita, la preponderanza del ristoro sufficiente e necessario a un essere vivente per prepararsi al domani cancellando la stanchezza del giorno precedente, quando, tutt’a un tratto, forse in un istante manchevole dell’enorme significato che ci si aspetta di ottenere in speciali contingenze del genere, appare limpida la veridicità dei segnali ricevuti dal fato tramite un Morfeo assai sul pezzo nell’essere ambasciatore recante sempre e solo pene varie ed eventuali, non solo mettendo l’accento sulla nitida scoperta di una cieca esistenza passata sotto il fulcro luminoso del classico universo dove la vita pare scorrere quale acqua di un torrente in piena, ma scoperchiando anche un vaso di Pandora fatto di segreti impossibili e misteri taciuti per la cui rivelazione più di un presente verrebbero letteralmente cambiati dal profondo delle loro radici secolari, aprire gli occhi innanzi alla cruda e amara realtà non è la semplicità fatta ad azione, casomai si prendesse in esame il modificare totalmente la guisa con la quale affrontare di petto ieri, oggi e domani. Tuttavia, la costrizione delle odierne vicissitudini riesce a imporsi persino sullo spirito recalcitrante per eccellenza, obbligandolo a scendere a patti con quanto, adesso, il destino ha in serbo per lui e conducendolo nel luogo in cui il principio e la fine hanno visto la luce, si sono osservati da lontano e, nelle vicendevoli propinquità, sono morti, infine, di stenti.

Nonostante la poco malcelata brevità dell’opera dimostri, a un già abbastanza scettico uditorio, quanto la sua nefasta elucubrazione riguardante la minima struttura di pagine nero seppia abbia incuneato le proprie fattezze appuntite esattamente nel nucleo dei centri concentrici a mo’ di bersaglio sistemati poiché l’ovvia mancanza di spazio utile per raccontare e raccontarsi ha aiutato nell’ostacolare l’emersione dell’approfondimento indispensabile a soddisfare i palati più o meno cervieri, rilevante difetto di fabbrica che, soprattutto verso le battute conclusive della storia Genesis Publishing nei dintorni delle quali gli increduli astanti si trovano davvero spaesati nel riscontrare che ormai la fine è stata raggiunta, sottolinea un’evidente penuria nei dettagli concernenti il vero main character delle peripezie descritte, la forma mentis leggermente sviscerata delle dramatis personae, le conversazioni forse troppo filosofiche tra queste ultime e l’intreccio solo abbozzato della miriade di eventi verificatisi nella suddetta risma di capitoli in lirica, Il giardino delle ombre cinesi di Viviana De Cecco è l’amore virginale che, in procinto di sbocciare, non ha mai avuto l’occasione di nascere sul serio, trasposizione poetica di un fiore dalla mera carta immacolata che, reso tale grazie la bravura indiscussa dell’autrice cagliaritana nel maneggiare un sostantivo qui e un aggettivo lì per farcire capitoli musicalmente scanditi il cui ritmo sia delicato sia innato accompagna senza trascinare, sceglie un epilogo precoce pur di avvicinarsi alla fiamma desiderata e lasciarsi cingere dalla stessa.

«L’ombra non esiste, Liliana. Anch’essa nasce dalla luce. Senza di essa, esistono soltanto buio. Un po’ come il destino. Se non lo alimenti con la luce della felicità, diventa un deserto di morte.»

 

 

 

 

Si ringrazia la casa editrice per la copia digitale ricevuta in omaggio.
#prodottofornitoda #copiaomaggio

 

 

Valutazione:

 

Scheda libro

Titolo: Il giardino delle ombre cinesi
Autrice: Viviana De Cecco
Casa editrice: Genesis Publishing
Pagine: 144
Anno di pubblicazione: 2018
Genere: Epic Fantasy
Costo versione ebook: 2.99 euro
Costo versione cartacea: 10.60 euro
Link d’acquisto: Amazon (ebook), Amazon (cartaceo)
Trama: “Il timore scomparve insieme a qualunque altro sentimento. Non rimase niente al di fuori di un atteggiamento d’invincibile inerzia, mentre sul palmo della mano, dischiuso e abbandonato in grembo, spiccava un origami a forma di rosa bianca.”

Sardegna, 1938.
Beatrice non ha mai conosciuto sua madre, morta subito dopo la sua nascita, ma un giorno riceve un pacco senza mittente contenente un misterioso origami a forma di rosa bianca con cui è possibile creare delle ombre cinesi sul muro e alcune lettere ingiallite dal tempo che rivelano una tremenda verità sulla morte della donna che l’ha messa al mondo. Chi ha deciso di far affiorare un terribile segreto di famiglia? Quali segreti le nasconde il suo severo e silenzioso padre?
Chi è l’enigmatico e affascinante giornalista Lorenzo, che si è trasferito nel vecchio palazzo dei suoi genitori subito dopo la Prima guerra mondiale?
Sarà Beatrice, attraverso quelle pagine scritte, a dover ricostruire l’esistenza di quella donna da lei sempre rimpianta. Scoprirà così una vicenda di passioni impossibili, tradimenti e cinici intrighi.
Sullo sfondo di una Sardegna anni Venti e Trenta, tra città, mare e vento selvaggio, si dipana la storia di una figlia che desidera far rivivere nel suo cuore l’immagine perduta della madre e delle ombre che ne hanno caratterizzato l’esistenza.

 

 

Creazione a cura di Annarita della casa editrice Genesis Publishing