Quando, purtroppo, dal sondaggio per l’appuntamento di aprile della rubrica Storytelling Chronicles, l’angolino dell’etere, partorito dalla mia testa matta, che ho deciso di condividere insieme a delle amiche per la pubblicazione mensile di racconti a tema, è emersa la preferenza rispetto l’opzione Il sogno -come ben sapete, ho un’anima tendente al nero cupo, o così mi piace (?) credere, e, perciò, avrei grandemente voluto il trionfo del suo opposto, cioè l’incubo, in quanto sento quasi più libertà di narrare la qualunque nelle parentesi dalla connotazione negativa: sono strana, lo so, ma ormai l’avete capito anche voi, giusto?-, dopo una piccola fase di panico puro e semplice -avrei forse dovuto trattare dell’ennesima storia d’amore a lieto fine con principe azzurro annesso e cavallo bianco a seguito, magari descrivendo nel mentre pure un matrimonio e/o la nascita di un bambino dopo anni di tentativi andati a vuoto, giusto per aggiungere ulteriore carico emotivo che non guasta mai? Ed è subito, per me, chebarbachenoiachebarbachenoia: ho reso l’idea?-, avevo deciso di aggirare il problema dando in pasto al lettore un paradiso che si sarebbe rivelato, presto o tardi, un inferno senza precedenti e così avrei sicuramente permesso alla mia creatività di ottenere le briglie sciolte tanto agognate.
Eppure, a causa del milionesimo rewatch di V per Vendetta, pellicola ormai datata che rientra fra la mia personale Top 3 di film del cuore, ho mandato all’aria tutti i miei piani malefici per descrivere, dal punto di vista del protagonista con maschera Fawkesiana, la scena che ancora oggi è in grado di strapparmi il cuore e lacerarmi l’anima: avete capito benissimo, potremmo ritenere il sottostante testo come una sorta di mini fanfiction -sto terminando quella per gennaio scorso: non me ne sono dimenticata, eh! Ormai c’ho preso gusto- e, per questo, vi consiglio caldamente di spararvi su Netflix l’attualissimo capolavoro targato sorelle Wachowski.

Creazione a cura di Tania, admin del blog My Crea Bookish Kingdom

 

Non è ancora finita, ma a breve lo sarà. Lei abbasserà la leva e ultimerà il mio piano.
Per la sua salvezza.
Per la nostra salvezza.
Per la salvezza di tutti.
Prima, non avevo previsto la sua presenza.
Quella notte fortunosa, quando i Castigatori la stavano molestando senza alcun ritegno né onore.
Poi, non avevo previsto la sua mancanza.
Quel giorno nefasto, quando si è trasformata in farfalla dopo anni di crisalide autoimposta.
Durante, non avevo previsto il suo effetto su di me.
Quei momenti rubati, quando ho capito di aver perso la battaglia contro il mio cuore.
Non avevo previsto e ora me ne dispiaccio.
Sapevo come sarebbe andata a finire.
Non esistono mezze misure, per me.
So come andrà a finire.
Non esistono mezze misure, con me.
Eppure, adesso, alla luce dei fatti, lo vorrei.
Vorrei ci fosse altro, tra il nero e il bianco della mia vita.
Vorrei ci fosse il grigio e vorrei avere ancora un po’ di tempo per viverlo.
Con lei.
Per lei.
Insieme a lei.
Cucinando.
Recitando Shakespeare.
Guardando “Il Conte di Montecristo”.
Inspiro ed espiro. Con fatica.
Il dolore fisico mi pervade, ma non potrà mai raggiungere i livelli di quello mentale.
Mi volto, allontanando lo sguardo dalla mia ultima vittima e concentrandolo sulle precedenti.
Sono nato nel sangue.
Sono cresciuto col sangue.
Morirò in nome del sangue.
Io sono il frutto di quello che mi è stato fatto. È il principio fondamentale dell’universo: a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.1
E io sto per compierne un’altra.
La più difficile.
Mi incammino per tornare da lei.
La più straziante.
Non ci riesco, ma devo.
Dirle addio.

 

Giaccio fra le sue braccia.
Dopo solo pochi passi sono crollato al suolo.
Io, che non voglio abbandonarla. Ora.
Lei, che non vuole lasciarmi andare. Adesso.
Noi, che non vogliamo perderci. Per l’eternità.
«Da vent’anni non ho fatto che desiderare questo giorno, non esisteva nient’altro.»1
Ho sempre vissuto in un incubo feroce.
«Finché non ho visto te. Allora è cambiato tutto.»1
Ora un sogno bellissimo lo ha sostituito.
«Io mi sono innamorato di te, Evey, come non credevo che mi potesse più accadere.»1
Purtroppo, però, devo svegliarmi.
«È la cosa più bella che tu potessi darmi.»1
Non posso proprio farne a meno: spiro.

 

1: Citazione originale del film V per Vendetta.

 

Fonte: Google Immagini

 

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Questo racconto è un’opera di fantasia. Nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono il prodotto dell’immaginazione dell’autrice o, se reali, sono utilizzati in modo fittizio. Ogni riferimento a fatti o persone viventi o scomparse è del tutto casuale.