Non essendo certa di avervelo già riferito -leggasi come “sbandierato con tanto di megafono, includendo parenti, amici, vicini, colleghi e sconosciuti nella mia follia personale”-, con il mio solito entusiasmo da teenager ormai attempata -avete sentito le mie urla di felicità giovedì scorso? Insomma, è finalmente uscito Midnight Sun di Stephenie Meyer e, da accanita estimatrice della sua saga vampiresco-fatata (?), me lo procurerò sicuramente a brevissimissimo!-, in questa ultima domenica di settembre vi svelo la mia seconda più grande passione dopo la lettura, la musica, diversa scrittura pur sempre vergata che mi è entrata nelle vene fin dalle elementari, quando iniziai a suonare il pianoforte, un amico di bianchi e neri che, molto spesso, pure nell’oggi, accompagna le mie giornate a suon di spartiti imparati su due piedi.

 

Quindi, nel mese a cavallo fra l’estate e l’autunno, quale fonte di ispirazione alternativa, ho scelto di sottoporre cinque belle melodie alle amiche e compagne della rubrica Storytelling Chronicles, l’angolino creativo che periodicamente condividiamo scambiandoci opinioni oggettive sui nostri elaborati a tema.
All’interno del gruppetto di note e alterazioni da me proposte, dopo un oculato studio durante il quale ho cambiato idea migliaia di volte, il mio radar di scribacchina in erba si è depositato con leggiadria su In your eyes di The Weeknd e, prendendo spunto dal suo testo, ho partorito quanto segue, l’esatto miscuglio, sotto forma di ballata d’altri tempi un po’ moderni, di brevità e inquietudine che, lo spero con tutto il cuore altrimenti avrei fallito prima di iniziare sul serio, riuscirà a fare breccia in ognuno di voi, purtroppo.

Creazione a cura di Tania, admin del blog My Crea Bookish Kingdom

 

Gli occhi.
Si dice siano lo specchio dell’anima, ma i miei non riflettono nulla.
Lo noto, quando la gente mi guarda e indietreggia. Spaventata dal vuoto.
Lo vedo, quando io mi guardo allo specchio e mi avvicino. Curioso del vuoto.
Ho tentato di imparare nel corso della mia vita, ma non c’è stato alcun verso di farcela.
È strano dirlo, ma temo sia un sapere che trascende la mia intelligenza.
Per questo ho deciso di apprenderla, in qualche modo.
Provando a capire il come. Ero interessato. Molto.
Provando a capire il quando. Ero interessato. Troppo.
Ho condotto parecchi esperimenti in merito, giusto per fugare ogni dubbio.
Ho condotto parecchi esperimenti in merito, giusto per distinguere ogni sfumatura.
E finalmente ho scoperto. Ho scoperto che è l’emozione, la chiave.
La chiave che spinge gli occhi a illuminarsi o incupirsi.
La chiave che spinge chi li osserva a intuirne l’umore.
La chiave che mi ha spinto ad agire in un senso.
La chiave che mi ha spinto a collezionare nell’altro.

In casa ho una stanza speciale, una sorta di rifugio dal mondo esterno.
Le ore che vi trascorro sono sempre sufficienti, per gli estranei.
Le ore che vi trascorro non sono mai abbastanza, per me.
È nata per due missioni.
Qui posso osservare. Beandomi di quanto vedo.
Ed essere osservato. Beandomi di quanto mi guarda fisso.
È l’unico istante che mi viene concesso.
Perché, al di fuori di questo, io non esisto. E forse è meglio così.

Di occhi, ce ne sono davvero tanti.
Gemelli del rigoglioso fogliame. Onesti, calmi, realisti.
Strascichi delle onde marine. Placidi, gentili, armoniosi.
Echi del vigoroso legno. Equilibrati, caldi, sensuali.
Di occhi con gli incendi nelle iridi, però, ce ne sono davvero pochi.
E io sto cercando di collezionarli tutti.
Sorrido all’idea. Perché la bellezza di quei globi mi rende felice.
Ghigno all’idea. Perché a breve un altro paio si unirà al mio reliquiario.
«Non ti preoccupare, sarà veloce.»
Mi volto verso l’unica fonte di rumore, un corpo che, dimenandosi, cerca di trovare una via di fuga.
«Ma dubito sarà indolore.»
Penso sia giusto così: in un luogo come quello, anche il chiasso più minimo è un sacrilegio.
«Devi sentirti onorata, comunque, non a tutti capitano occasioni simili.»
Intravedo una luce di paura, in fondo a quei bulbi antracite fissi nei miei.
«Non vedo l’ora di averli tra le mani, sai? Sarebbero i primi, di quella tonalità, per me.»
Mi alzo quando lo dico e mi incammino. Verso la sua fine. Verso il mio inizio. Di nuovo.

Fonte: Pixabay
Artista: darksouls1

 

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Questo racconto è un’opera di fantasia. Nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono il prodotto dell’immaginazione dell’autrice o, se reali, sono utilizzati in modo fittizio. Ogni riferimento a fatti o persone viventi o scomparse è del tutto casuale.