Quando, un giorno qualunque di dicembre, sull’onda di un entusiasmo quasi troppo infantile per una della mia ormai veneranda età -ma perché ogni volta che parlo dei miei anni, paio avere già i due piedi nella fossa? Non ho proprio rispetto per gli anzia… Ah no-, mi è venuta in mente una tematica davvero interessante per l’ennesimo nuovo mese della mia rubrica di scrittura creativa, Storytelling Chronicles, inaugurando così un anno, il 2021, all’insegna dell’audacia e del credere in se stessi nel suddetto campo vergato -dare alla luce una Fanfiction, dopotutto, è sempre stato, in particolar modo dalle elementari a oggi, uno dei miei più grandi sogni nel cassetto ancora da realizzare-, sicuramente non avrei pensato che, fra tutte le partecipanti a questo appuntamento periodico dolenti nel ritirarsi dall’adesione per uno o l’altro motivi esulanti dal loro totale controllo accentratore, proprio io sarei stata la protagonista indiscussa di un imprevisto ammutinamento nei confronti di Word e delle mie compagne d’avventura così alacri da rispondere strenuamente e tenacemente alle richieste proposte fino a ora.
Eppure, con una grande tristezza nel cuore -sapete cosa significa voler scrivere, ma non riuscire a farlo?- e un profondo rammarico di cui mi vergogno moltissimo -ahimè, non posso farci niente! Spero solo di poter voltare pagina presto, ne ho un assoluto bisogno-, non sarà un caso che si dica esserci sempre una prima volta per tutto, no? Mentre mi auguro fortemente di superare l’attuale stasi -è certo, recupererò il racconto mancato perché me lo sono imposta alla pari di una sfida contro me stessa: sarebbe sciocco, da parte mia, far finta di niente e procedere con gli altri topic perdendo il presente per strada-, oggi regalo uno spazietto a Simona Busto che ha voluto donarci una parentesi immaginaria della serie televisiva Supernatural, concretizzando un’attrazione, quella fra Meg e Castiel, che è stata suggerita durante lo show, ma mai emersa dalle nebbie delle mere ship.

Creazione a cura di Tania, admin del blog My Crea Bookish Kingdom

L’uomo raggiunse il fondo del magazzino, la mano infilata nella falda dell’impermeabile, stretta sull’impugnatura dell’arma. Sapeva che erano lì, ma era altrettanto consapevole che per ora erano in pochi. Si mosse lento e silenzioso, finché non fu abbastanza vicino da vederli, protetto da un alto scaffale colmo di merce. Erano tre. Aveva avvertito la loro presenza fin dall’esterno e ora li scorgeva. Sì, erano tre. Socchiuse gli occhi. No, erano solo due. Il terzo non era uno di loro. Mentre quella constatazione si apriva con sconcertante chiarezza la strada dentro di lui, una lama baluginò nell’aria. Lo schizzo di sangue imbrattò il viso dell’uomo che aveva vibrato il fendente. Poi il liquido rosso si riversò copioso nella ciotola tenuta sotto la gola dell’uomo sgozzato. Il cadavere colpì il suolo con un tonfo sordo, mentre il sangue iniziava a ribollire e l’assassino vi si chinava sopra, gli occhi ora neri come pozzi di pece. «Mio Signore…» Due semplici parole, rivolte senza dubbio a Crowley, il nuovo Re degli Inferi. La spada angelica che gli venne piantata in petto provocò lo spargimento del sangue raccolto e chiuse la macabra comunicazione. Gli occhi del demone brillarono per un istante di una luce abbagliante, ma prima ancora che il corpo si schiantasse sul pavimento il suo compagno reagì. «Castiel!» il ringhio alle spalle dell’angelo arrivò sordo e minaccioso, troppo vicino per contrastare il fendente. L’uomo dall’impermeabile si abbassò di scatto e la lama demoniaca gli passò vicino al braccio, lasciando solo una lieve ferita. Castiel si voltò con un unico, rapidissimo movimento, le labbra dischiuse nello sforzo di concentrarsi sul proprio bersaglio. La spada angelica venne intercettata da quella demoniaca, ma l’altra mano arrivò dritta alla fronte del suo avversario. Di nuovo la luce accecante da bocca e occhi, poi un silenzio pregno di morte pervase il magazzino. Castiel rimase immobile per un attimo, gli occhi azzurri intenti a contemplare la devastazione che, una volta di più, aveva dovuto seminare. Poi emise un profondo sospiro e mosse un passo verso l’uscita. Doveva avvisare Sam e Dean: Crowley li aveva trovati e non potevano restare lì, non insieme a Kevin e alla preziosa tavoletta, capace di chiudere per sempre le porte degli Inferi. Una risata femminile lo raggiunse un istante prima che l’accendino cadesse sul cerchio intorno a lui, quel cerchio che nella foga dello scontro con i demoni non aveva notato. Le fiamme divamparono. Non erano alte, ma per lui restavano invalicabili. L’angelo alzò lo sguardo a incontrare quello della donna dagli occhi neri. Ne scrutò il vero volto, quello che gli esseri umani non potevano scorgere. Non la conosceva. Lei mosse qualche passo nella sua direzione. «Ti piace la mia trappola di acqua santa, Castiel? Sono stata brava?» L’uomo la guardò, il bel viso all’apparenza impassibile. «Hai sacrificato due dei tuoi per ingabbiarmi, ma suppongo che Crowley lo considererà un ottimo lavoro.» Il demone rise ancora. «Hai indovinato. Direi che lo conosci bene. Ora andrò a procurarmi il sangue che mi serve e lo avviserò immediatamente. Sarà qui molto prima che i tuoi amici abbiano il tempo di venire a liberarti.» Gli rivolse un ultimo sguardo carico di derisione, poi si allontanò per sparire tra gli scaffali pieni di merce. Castiel serrò i pugni. Doveva trovare una via d’uscita, e in fretta. Kevin, il profeta di Dio, andava salvato, così come la tavoletta e tutto ciò che insieme rappresentavano. Eppure non sembrava esserci alcuno scampo.

Fonte: Pixabay
Artista: geralt

Un grido dal fondo del magazzino lo distrasse di colpo dai suoi lugubri pensieri. Poi fu di nuovo il silenzio, interrotto dal ritmico picchiettare di tacchi femminili in avvicinamento. La riconobbe un istante prima di sentire la sua voce, poteva percepire con grande chiarezza la sua inconfondibile aura, un’aura che da sempre ingenerava in lui sentimenti contrastanti. «Ciao, Clarence.» Il demone lo salutò con il consueto sorriso sensuale che le aleggiava sulle labbra. Castiel sospirò. «Meg…» La donna inarcò le sopracciglia scure. «Che accoglienza! Si direbbe quasi che sia tu ad aver appena salvato il fondoschiena a me e non il contrario.» L’angelo rimase impassibile davanti a lei per qualche istante, poi indicò le fiamme che ancora lo circondavano. «Ti dispiacerebbe?» Meg storse la bocca in una smorfia, poi mosse appena un braccio, un gesto minimo, ma sufficiente a creare una violenta folata di vento che spense in un istante il sacro fuoco. Castiel mosse un passo fuori dal cerchio. «Ciò che ha potere su un angelo non ne ha sulle creature infernali.» Il demone alzò gli occhi al cielo. «Clarence, mi sbaglio o noto un certo disprezzo nelle tue parole? Ribadisco: sembra quasi che non sia stata io a salvare il tuo sederino da pennuto.» Lui si girò a guardarla negli occhi. «Comunque non mi hai mai detto perché mi chiami Clarence.» Il sorriso di Meg si allargò un po’, gli occhi scuri brillarono maliziosi. «Tu non guardi molta TV, vero? A parte quel postino da cui hai imparato qualcosa. Me l’hai mostrato una volta, ricordi?» L’angelo avvertì una strana sensazione alla bocca dello stomaco. Cosa poteva essere? Imbarazzo? Attrazione? Non era ancora bravo a gestire quelle emozioni, tipiche degli umani, con cui aveva imparato a convivere da quando aveva lasciato il Paradiso. Il modo sensuale in cui Meg incurvava la testa all’indietro gli dava invece la misura di quanto lei fosse brava a farlo. Lei era un demone, però, forse i suoi erano meri vizi non emozioni. Non doveva commettere l’errore di dimenticare chi avesse di fronte. Sarebbe stato pericoloso. Non importava che avessero stretto una temporanea alleanza contro Crowley. Appena il vento fosse cambiato, Meg sarebbe tornata a essere una nemica. Certo, ricordava il bacio focoso che c’era stato tra lui e quel demone. Così come ricordava che poi Dean Winchester gli aveva spiegato cosa fosse un film porno e perché non fosse opportuno mettere in pratica tutto quello che la TV e internet mandavano in onda. Si girò e le diede le spalle. «Vado ad avvisare Sam e Dean. Se Crowley non avrà notizie dai suoi capirà che ci hanno trovato.» Meg gli afferrò un braccio con la mano. «Non così in fretta, Clarence. Pensavo che sarebbe carino scoprire quali altre cosette ti ha insegnato quel postino del film…» La guardò. C’era stato un tempo in cui l’aveva detestata, in cui le aveva detto che era orrenda. Perché lui vedeva il suo vero volto, quello che si celava dietro al disgraziato tramite di cui aveva preso possesso. Non era stato sincero. Non era mai riuscito a trovarla ripugnante. Il modo in cui lei lo attraeva era insensato, ma innegabile. Le mise una mano tra i capelli ora tinti di biondo, a circondarle la nuca con il palmo. I suoi occhi di un vivido azzurro affondarono in quelli scurissimi di lei, che adesso ridevano, così come faceva la bella bocca sporcata di rossetto scarlatto. «Avanti, Clarence, non tenermi sulle spine,» insistette Meg, mentre gli accarezzava la pelle della gola con l’indice. Castiel inspirò a fondo, le narici che si colmavano del profumo sensuale di lei. «Forse ho imparato qualcosa anche da un dottore. Ho visto altri film subito dopo quello del postino. C’è stato un periodo in cui non riuscivo a fare altro che stare in casa davanti alla televisione…» «Fantastico,» replicò lei con un sospiro, mentre si sporgeva verso le labbra carnose dell’angelo. «Direi che me lo merito, dopo tutti quei mesi trascorsi a farti da infermiera. Un medico andrà benissimo!» Quando le loro bocche si toccarono tutto svanì, non c’erano più angeli né demoni, ma solo due creature nate per fondersi in un tutto che non poteva essere empio. O anche solo sbagliato.

Fonte: Google Immagini

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Questo racconto è un’opera di fantasia. Nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono il prodotto dell’immaginazione dell’autrice o, se reali, sono utilizzati in modo fittizio. Ogni riferimento a fatti o persone viventi o scomparse è del tutto casuale.