Nell’ultimo giorno di questo febbraio dal bisestile retrogusto amaro, uggiosa conclusione di un mese decisamente da dimenticare per chi, come me, abita nella bellissima Lombardia, quale aspro spettro del malaugurio ritardatario emergo dalle mie acque putride per dare il mio contributo vergato alla rubrica Storytelling Chronicles, un’idea nata per caso nel mio subconscio durante un moto di ribellione nei confronti della mia scarsa autostima che mi rende totalmente allergica alla pubblicazione effettiva dei miei scritti.
Tuttavia, grazie anche allo sprone entusiasta delle ragazze che con me hanno deciso di condividere il presente viaggio inchiostrato, con ancora qualche riserva firmata ansia da prestazione mi sono lanciata nell’argomento scelto insieme, Una storia d’amore, riproponendo ai soliti visitatori del mio angolino online due personaggi che già ho trattato nel racconto Una favola al contrario: oggi ritroviamo, quindi, Tamara e suo padre, entrambi maturati e alle prese con una questione abbastanza spinosa, che, attraverso la loro distintiva tragicomicità, spero vi facciano sorridere nonostante il contenuto da me propostovi. Poiché, si sa, anche se la vita non è tutta rosa e fiori, esiste sempre un lato positivo da trovare.

Creazione a cura di Tania, admin del blog My Crea Bookish Kingdom

 

«Papà, sono a casa!»
La voce squillante di sua figlia irruppe nell’ottundimento che l’enorme quantitativo di alcol ingerito gli aveva causato fin dal primo pomeriggio.
Mentre percepiva in lontananza il rumore distintivo della serratura in chiusura, sorseggiando l’ennesimo bicchiere di whisky a occhi chiusi, pensava che non avrebbe mai voluto farsi vedere in quello stato pietoso proprio dall’unica luce della sua vita, ma, a quanto pare, la malasorte non aveva ancora finito con lui per quel giorno. Forse era già arrivato il momento di fare i conti con ciò che era successo, relegando a uno stupido angolino la piccola traccia di sciocco orgoglio maschile rimastogli nel cuore ormai distrutto?
«Oggi ho assistito in prima persona a una cosa di cui devo assolutamente renderti partecipe!»
Tra uno scalpiccio e l’altro di piedi confusi alla ricerca delle pantofole perdute perché la consuetudine di non riporle mai nell’apposito spazio confacente era radicata nel profondo di quel suo uragano d’erede, una curva sarcastica fece capolino sulle sue labbra: avrebbe riso in maniera sguaiata per la coincidenza propizia di una rivelazione a quattr’occhi tra lui e la piccola di casa, se non fosse stato troppo preso a commiserarsi come il povero idiota che era stato. Ma si può essere così fottutamente ciechi? E porto pure gli occhiali, cazzo!

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Artista: DariuszSankowski

«Ti ricordi martedì scorso, vero? Quando ti dissi che avrei mollato presto Adriano perché con le sue lagne da scolaretta del ginnasio mi aveva rotto il fallo?»
Aprì gli occhi con lentezza calcolata, onde evitare fitte lancinanti alle tempie, e fissò per un attimo davanti a sé le bottiglie di liquore schierate sul bordo del tavolino basso, come soldatini pronti alla battaglia, a fianco ai fondi che soleva indossare per poter vedere come i comuni mortali. A parte dimostrare di essere una donna fatta e finita considerando l’infinito tempo che ora, a 18 anni appena compiuti, ci stava mettendo a sistemare i suoi effetti personali, si sorprese tantissimo nel constatare che lo aveva davvero ascoltato: finalmente stava usando meno parolacce quando parlava, sostituendole con sinonimi più opportuni seppur desueti. Ah, la mia ragazza, non mi delude mai!
«Ecco, mi ha…»
Varcata la soglia della biblioteca, però, la spiegazione di Tamara cessò subito di esistere, scemando in un nulla di fatto. Ciò che si parò innanzi a lei, dopotutto, l’aveva così inchiodata sul posto da distruggere la sua vitalità in una manciata di secondi, portandola a dimenticare persino i vocaboli desiderosi di fuoriuscirle dalle labbra.
Suo padre, il suo amatissimo padre, sembrava l’ombra di se stesso.
Seduto scompostamente sulla poltrona di fianco alla grande finestra da cui si diffondeva la luce elettrica della strada in fermento, Konstantin Vasilyev guardava con insistenza la sua mano sinistra che abbracciava protettiva un bicchiere mezzo vuoto.
Considerando quanto l’uomo fosse poco amante del disordine, la giovane pensò che il panciotto slacciato e i capelli scompigliati fossero dovuti a una qualche angoscia interiore capace di minare oltremodo le sue fondamenta. OMG, ha pure i piedi scalzi!
«Papà, che succede?» chiese con voce flebile, ancorata da prima sull’uscio di uno spettacolo davvero raccapricciante: tutt’intorno, nel buio quasi assoluto stemperato dai fari delle auto, regnava un caos di pagine strappate e vetri rotti.

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Artista: marcelabr

Quel genitore che tanto amava le rivolse un sorriso sarcastico e alzò nella sua direzione l’unico superstite alla carneficina made in Murano: «Avevi fottutamente ragione.»
Poteva cominciare seriamente a preoccuparsi: il bad language per il padre era considerato pura eresia.
Cercò di sdrammatizzare, tastando con cautela un terreno sicuramente impervio: «Babbo, avendo sempre ragione, mi è un po’ difficile capire a cosa ti riferisci, se non sei leggermente più specifico…»
La gestualità con cui accompagnò la sua battuta dimostrava quanto, a volte, gli stereotipi della massa fossero veritieri: solo un’italiana avrebbe adoperato una simile enfasi teatrale.
«Tua madre è una gran troia.»
Il mondo le si fermò all’istante e, paradossalmente, riprese a vorticare su se stesso. WAT?!
«Non capisco…» rispose lasciando vagare lo sguardo nella stanza messa a soqquadro per evitare gli occhi cupi e infiammati del suo interlocutore. Perché ha strappato con brutalità dei poveri libri innocenti? A meno che fossero sbagliati i congiuntivi… In quel caso, è stato fin troppo gentile.
«Che ci sarebbe da capire, Tamara? Tua madre, la mia Maddalena, è un’esperta saltatrice di cazzi altrui!» le urlò addosso.
Gli aggettivi possessivi erano stati volutamente marcati, quali sentenze di morte sputate da membri della Santa Inquisizione. L’accento russo evidenziava il tutto: Konstantin tornava alle sue origini quando perdeva le staffe.
Dopo l’ennesimo sorso di carburante ad alto tasso alcolemico, l’uomo riprese a parlare, strascicando sempre più le parole: «Mi fido di te e del tuo sesto senso, sei la mia bambina, è naturale. Quando mi hai sottolineato le nuove abitudini di tua madre… Tornare a casa più tardi, disdire gli appuntamenti a cena, mancare nei weekend dedicati a noi… Ho assunto un investigatore privato per farla pedinare.»
La ragazza non poteva starsene ancora lì impalata, emarginando dalla propria vicinanza il suo affetto più grande. Per questo, decise di avvicinarglisi pian piano, sperando di poter illuminare, in una qualche maniera improbabile, l’oscurità che, di sicuro, campeggiava nel cuore di lui in quell’istante.
«In sei fottuti mesi di foto documentate, ho capito perché a quella stronza piacciono le agende giornaliere» continuò a osservarla mentre avanzava cercando di non pestare inavvertitamente i cocci taglienti. L’impassibilità con cui cercava di discorrere era più finta di una banconota del Monopoli.

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Artista: pcdazero

Un altro passo e un altro sorso completarono la pausa intrisa di aspettative.
«Sette uomini a settimana, Tamara, uno per ogni fottuto giorno! сука!» urlò, lanciando il Graal da cui aveva bevuto contro la parete di fronte.
Mentre gli ennesimi pezzi di vetro piovevano sul pavimento quali ulteriori frammenti di un amore ormai finito, la ragazza si fermò sul posto e deglutì a vuoto. Papà…
Konstantin si alzò dalla seduta, barcollando leggermente, e, girandosi verso di lei, in tono sommesso le disse: «Le ho dato tutto, Tamara… Tutto me stesso…»
Battendosi il petto con contrizione, aggiunse: «E lei me lo ha tolto sputandoci sopra… Come se fosse niente… Come se io, alla fine, non valessi un cazzo di niente…»
Senza farsi notare troppo, la ragazza riprese a camminare verso lo spirito distrutto che chiamava il suo aiuto: non lo avrebbe mai fatto a parole, lo conosceva bene, erano uguali, padre e figlia, figlia e padre, stessa pasta, stesso sangue, per sempre.
«Vent’anni! Ti svegli, dopo venti anni di matrimonio, e capisci che era tutta una farsa… сука!» sbraitò, evidenziando ancora quell’insulto, puttana, prima di inginocchiarsi esausto e prendersi la testa fra le mani.
Quando percepì i suoi primi singulti, lei corse senza pensarci due volte, colmando la minuscola distanza che ancora li teneva lontani, e lo abbracciò con l’immensa forza di cui era capace: anche se era minuta come Davide, Golia l’avrebbe potuta solo accompagnare.
Fra una carezza e l’altra ricevute con affetto genuino, Konstantin si lasciò andare, piangendo lacrime amare che risvegliavano una bile pronta a emergere per contaminare definitivamente la sua realtà.
«Cosa cazzo faccio ora?» sussurrò, tirando su col naso e imbrattando la camicia immacolata di Tamara: almeno il primo passo era stato compiuto, aveva cacciato la fedifraga sbattendole la porta di casa sul naso rifatto.
«Oltre a sistemare questo macello del cazzo? Direi di brindare alla nostra» rispose prontamente lei, mentre guardava fuori dalla finestra le macchine sfrecciare nel traffico milanese. La pagina più imbruttita di Facebook aveva proprio ragione: nel capoluogo lombardo solo a Ferragosto si poteva girare con i mezzi propri senza sbattimenti in puro giargiafree style.

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Artista: Free-Photos

Il padre si distaccò dalla ragazza, allargando abbastanza la stretta per osservare interamente il suo viso, e, spaesato, non poté esimersi dal chiederle spiegazioni: «Che?»
«Porca miseria, papà! Quella là, una сука come hai ben detto tu, non merita niente da te, neanche una stupida goccia salata. Dobbiamo brindare, magari con dell’acqua considerando il tuo stato attuale, perché finalmente hai un valido motivo per chiedere il divorzio e liberarti del suo inutile peso!» esclamò convinta, insistendo nello sfregargli le mani sulle braccia muscolose in quanto rincuorarlo ora era il suo unico obiettivo. «Insomma, erano mesi se non anni che aveva sempre da ridire su tutto quello che facevi per lei, lamentandosi dell’amore che ogni giorno le dimostravi. Cos’è che diceva?» si fermò d’un tratto, picchiettando l’indice della mano destra sul mento e guardandosi intorno, come se volesse cercare le parole giuste. Schioccando poi quelle dita in perenne movimento, riprese da dove aveva lasciato: «Ah già! Che le stavi addosso e che non la lasciavi respirare… Come se, per esempio, voler festeggiare il San Valentino insieme fosse una pretesa inqualificabile! Beh, stai a sentire me: finalmente ce la siamo tolta dai coglioni!» concluse annuendo soddisfatta mentre gli regalava delle pacche delicate sulla schiena.
Sarebbe stato legale ridere in un momento simile? Konstantin tentò di trattenersi con delle smorfie poco celate perché rimanere serio era importante. Non cedere, cazzo, non cedere!
«E con il lavoro come mi comporto?» domandò innocentemente a quel punto.
«Cosa c’entra il tuo lavoro ora?» chiese a sua volta Tamara in risposta.
«È solo grazie a lei se ho iniziato la mia carriera di scrittore. Come potrei continuare a frantumare le palle del mondo con storie d’amore se sono il primo stronzo che non crede più a puttanate del genere?»
La ragazza sgranò gli occhi perplessa: «Perché non dovresti crederci più, scusa?»
Suo padre le copiò spudoratamente l’espressione: «Vuoi un disegnino, per caso?»

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Artista: ponce-photography

«Per una delusione del cazzo butteresti tutto all’aria? Seriamente mi stai dicendo questo?»
L’uomo alzò le spalle, non curante nella sua rigidità, e si lasciò sfuggire una sbirciatina lì intorno.
Ecco da dove provenivano quelle pagine strappate! Il parquet era tappezzato dei suoi romanzi maciullati in uno scatto d’ira improvvisa. Papà, ma che diavolo mi combini?
«Non è UNA delusione del cazzo, Tamara, è LA delusione del cazzo!» obiettò, stringendola a sé più del dovuto.
«Papà, è soltanto una donna, non l’amore della tua vita» disse lei, serrandolo in un’identica morsa di rimando.
«Ma è tua madre…» bisbigliò confuso.
«Non ho mai detto il contrario, sebbene avrei tanto voluto scoprire di essere solo tua figlia, prima o poi, non anche sua» continuò la ragazza che, per certe sue uscite innocentemente perfide, smarriva la sua retta via di angelo sceso in terra.
«Cosa intendi, quindi?» chiese lui, permettendole di respirare poiché aveva rilasciato la sua presa artigliante: Tamara non sarebbe fuggita da lui, non era Maddalena, non lo era mai stata, si fidava, senz’ombra di dubbio.
La giovane donna gli sorrise e, accarezzandogli le guance ombreggiate da un leggero accenno di barba, esalò in un sospiro: «Se fosse stata l’amore della tua vita, non ti avrebbe ferito come ha invece fatto. Se fosse stata l’amore della tua vita, ti avrebbe trattato con il massimo rispetto perché un brav’uomo che dona se stesso per la sua metà merita questo e molto altro.»
Konstantin la guardò con la dolcezza negli occhi e sorrise: il suo diavoletto aveva parlato e lei, per fortuna, non sbagliava un colpo.
Le prese le mani e, dopo avergliele baciate, confessò: «Non sono certo di riuscire, девочка. Dubito di essere così forte ora che sono da solo…»
«Ma tu non sei solo, papà! Io rimarrò con te, per l’eternità!» esclamò lei, saltandogli al collo.
Prima che potesse risponderle, però, aggiunse: «E poi, se dovesse andare tutto a puttane con i romance, puoi sempre iniziare a scrivere dei thriller. Sei troppo bravo per non continuare su questa strada!»
Sbuffò una piccola risata sul capo di sua figlia: era il colmo, la sua boccaccia lo stava salvando.
«E con l’amore? Getto la spugna?»

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Artista: DariuszSankowski

Tamara si scostò di nuovo da lui, per guardarlo dritto negli occhi: voleva essere schietta e, quindi, assicurarsi che il suo discorso venisse assimilato per intero era fondamentale.
«Qualsiasi decisione tu prenda, va bene. A me andrà sempre bene. Però, ecco…» si interruppe all’improvviso, con una delicata curva sulle labbra rosso ciliegia.
«Cosa?» chiese curioso. Che si sarà inventata adesso?
«Se prendiamo in considerazione lo zitellaggio perenne, adottiamo dei gatti?»
Questa volta, trattenere le risate fu impossibile.
«Certamente, cara! Ma come mai parli al plurale?» esclamò con sincero interesse, dopo essere tornato a incamerare aria nei polmoni.
«Appena rientrata a casa volevo dirtelo, ma per una serie di eventi che tu ben conosci mi è passato di mente» mormorò con uno sguardo birichino molto consapevole. «In pratica, Adriano mi ha mollata e, considerando la sua anima da eunuco mancato, direi che questo è il secondo buon motivo per cui dovremmo davvero festeggiare ordinando una pizza al metro!»
La vita poteva recuperare la sua bellissima essenza, con un’erede dalla lingua tagliente e un quintale di carboidrati fumanti pronti a essere ingeriti e rimpianti nel medesimo istante. Sorvoliamo sulla sua attività sessuale che vuole essere attiva, però: un problema alla volta, perdiana!

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Artista: petrovhey

 

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Questo racconto è un’opera di fantasia. Nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono il prodotto dell’immaginazione dell’autrice o, se reali, sono utilizzati in modo fittizio. Ogni riferimento a fatti o persone viventi o scomparse è del tutto casuale.