Nel momento in cui mi sono ritrovata a pensare a quale sondaggio elaborare per il mese di giugno, decisione importante se si considera l’insuccesso riguardante il suo fratello di maggio che, quale lesione profondissima, ancora non si è cicatrizzato per bene, ho preso alla lettera il suggerimento di una delle mie compagne d’avventura, la carissima Tania che è anche l’artefice unica della nostra stupenda grafica -illustrami la vita, donna!-, proponendo nel gruppo Facebook specifico per questa mia rubrica di scrittura creativa, Storytelling Chronicles, due opzioni inerenti le più gettonatissime mete di vacanze estive, la montagna e il mare, destinazioni agli antipodi che, però, nascondono, fra le loro bellezze naturali, il medesimo obiettivo, l’evidente rinascita nel corpo e nello spirito di noi pellegrini della reale quotidianità.
Avendo ottenuto il plenum meno uno dei voti, oltre a farmi capire in quale direzione il cuore delle mie amiche d’inchiostro giace senza pesi né turbamenti, abbiamo potuto decretare, nei panni di vincitrice assoluta, l’acqua cristallina che, quindi, farà da cornice spaziale ai nostri racconti. Chi sarà mai la prima scrittrice che dà il via alla nuova carrellata di piccoli testi impazienti di essere pubblicati? Ovviamente, stiamo parlando della talentuosa e sempre sul pezzo Debora Paolini che, oggi, è riuscita a colpirmi più delle volte precedenti: avete presente quando iniziate a leggere qualcosa pensando a un determinato scenario, ma poi, verso la fine, le carte presentate in tavola mutano così drasticamente da indurvi a ribaltare, spiazzati e disorientati, il vostro pensiero iniziale? Ecco, tenetelo a mente durante la sottostante escursione vergata.

Creazione a cura di Tania, admin del blog My Crea Bookish Kingdom

 

Fonte: Unsplash
Artista: Scott Van Hoy
Elaborazione grafica: Debora Paolini

 

Non può avvicinarsi all’acqua più di così. Fa ancora tanto male. Il suo sguardo è fisso sulle piccole onde gentili che la invitano a lasciarsi andare, che le promettono di condurla di nuovo nel mondo al di là del dolore.
Conosce bene il suono del mare, quella voce argentina e ipnotica capace di impossessarsi della mente. L’ha già ascoltata molte volte. Troppe. Sa di non essere al sicuro.
C’è anche qualcos’altro, però: l’allegria degli altri, di tutti coloro che hanno scelto di lasciarsi irretire. Sono decine i tentatori intorno a lei, quelli che provano a trascinarla insieme con loro. Corrono verso l’acqua e vi si tuffano, vi nuotano convinti di poterne dominare le leggi. Ancora non sanno che sotto quella superficie di diamanti si cela in realtà un abisso oscuro. La caduta sarà lenta, inesorabile. Fin da subito mancherà loro l’aria, ma non se ne accorgeranno. Presto non ci sarà più luce, tuttavia continueranno a danzare e ridere come se non ne avessero bisogno. Alla fine, l’unico rumore che sentiranno sarà quello della disperazione, ma rimarranno sordi anche a quello.
A quel punto, sarà troppo tardi. Lei può dirlo.
Non accade subito. Il mare è scaltro, sa che è meglio non mostrare la sua vera natura, almeno per un po’. All’inizio, abbraccia e culla, sussurra e incanta, riscalda e consola. Ci si sente così leggeri, così in pace! Ogni cosa, intorno e dentro, diventa gioia, non importa più quanto i dardi avvelenati del sole abbiano martoriato il corpo. Tuffarsi in quelle acque significa diventare forti, persino migliori, poiché il mare intero entra nel corpo per renderti grande e potente quanto lui.
Una nuotata ogni tanto non può far male a nessuno, questo pensano e di questo s’illudono coloro che scelgono di ascoltare la voce ammaliante del mare. Mostrano fieri gambe e braccia assicurando a loro stessi, e a chiunque osi avvertirli del pericolo, di possedere forze sufficienti per tornare a riva. Non sanno che, una volta tra i tiepidi flutti, tutto vorranno, fuorché abbandonare quel calore. La terraferma sarà ciò da cui fuggire, persino qualcosa da rinnegare.
Lei lo ricorda bene, così come rammenta le molte braccia che si allungavano, le tante mani che si offrivano di aiutarla a riemergere, prima che fosse troppo tardi. Respinte, una dopo l’altra.

Fonte: Unsplash
Artista: engin akyurt

Immobile sulla battigia, torturata da paure e desideri che si combattono con ferocia, s’impone di continuare a osservare l’ingannevolezza del mare. Anche se quella che ha davanti agli occhi pare solo una festa, festa alla quale una parte di lei vorrebbe nonostante tutto partecipare ancora, sa che tra poco giungeranno a riva i cadaveri. Succede sempre, ogni giorno, perché il mare, per ghermirti, promette di non abbandonarti mai, però poi lo fa. E si disfa di te, che ormai non gli servi più, lasciandoti da solo, ma a un passo da lui, in balia del mondo dal quale fuggivi. Poi avanti un altro, e un altro ancora.
Non c’è niente di più facile, nella vita, che morire tra le onde, perché il mare ha una complice formidabile: l’oscurità. L’oscurità è una predatrice implacabile, un’aquila spietata pronta a ghermirti e spolparti fino all’osso per nutrire se stessa e la sua famelica prole. È per fuggire da lei che alcuni cercano riparo in quell’immensità liquida.
Anche ora, sulla spiaggia, qualcuno si affanna nel tentativo di sottrarre anime alla condanna che hanno liberamente scelto; ma è inutile, quasi sempre. Sono pochi i casi in cui gli avvertimenti servono davvero a qualcosa. Spesso, per nuotare contro la risacca e guadagnare la riva della vita bisogna prima giungere quasi al limite dell’annegamento, ma non è detto che, anche così, si possa trovare la forza per rimettersi in piedi, né la volontà di saperci restare da soli. Per riuscirci, bisogna essere capaci di scoprire in se stessi un potere immenso; tuttavia, decidere di adoperarlo significa essere disposti a pagare un prezzo altissimo, per sempre: quello della rinuncia.
Lei la sta sperimentando. Adesso. Giorno quattrocentoventidue.
Danza il mare nel bicchiere, ondeggia nella bottiglia. Spande profumi e giuramenti, obnubila col ricordo del dolce piacere dell’oblio.
Anche oggi, lei sceglie di voltare le spalle al voluttuoso liquido incantatore, dice no al falso conforto che l’ha consumata per anni. E resta sobria.

Fonte: Unsplash
Artista: Chinh Le Duc

 

Copyright © 2020 Debora Paolini
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Fatti e personaggi di quest’Opera sono frutto della fantasia. Pertanto, ogni somiglianza a persone reali e vicende realmente accadute è da ritenersi puramente casuale.