Armata della sorprendente consapevolezza che, in ogni caso, i giorni proseguono nel susseguirsi nonostante le difficoltà emotive e non del periodo attuale opprimente tutti quanti noi, una meraviglia inaspettata se si riflette sulla questione per cui, almeno dal mio punto di vista, si percepisce davvero un’immane fatica nel distinguere i minuti che scorrono al pari di sempre durante la settimana, oggi arrido, in barba alla quarantena, sfoderando l’artiglieria pesante de La Nicchia Letteraria, la rubrica Storytelling Chronicles, un appuntamento mensile dove, vi ricordo, i partecipanti pubblicano online un racconto a tema in base alla scelta decisa insieme nel gruppo apposito su Facebook.

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Artista: Couleur

Per cambiare un po’ le carte in tavola, noi altre abbiamo concordato di usufruire dell’immagine qui sopra nei panni di ambientazione spaziale, eleggendola a tematica di aprile per quest’angolino di scrittura creativa. Grazie alla suddetta opzione visiva, per la felicità di tutti, Debora Paolini riporta i riflettori sulla coppia Sarah/Jean-Luc, conosciuta nel suo precedente lavoro Buon San Valentino!, un magico duo di personaggi che saprà far breccia di nuovo nel nostro cuore.

Creazione a cura di Tania, admin del blog My Crea Bookish Kingdom

 

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Artista: Clker-Free-Vector-Images
Elaborazione grafica: Debora Paolini

 

In trent’anni di attività, non sono mai arrivato tardi a un appuntamento di lavoro. Neanche una volta. La puntualità è una regola sacra, per i Beaumont, sacra e inviolabile. Addirittura, per non rischiare di perdermi la nascita di mio nipote, ho deciso di trasferirmi in Italia con ben due mesi d’anticipo rispetto alla presunta data del parto.
Ma da ieri sera, da quando ho finalmente incontrato Sarah, tutte le questioni di tempo hanno smesso di avere rilevanza così assoluta. Non importa se sono in ritardo, meno ancora se sembro essere in anticipo rispetto alle tappe dell’amore così come il senso comune le ha stabilite. Anzi, direi che ho cominciato a bruciarle tutte, da che mi sono svegliato stamattina.
Che strana sensazione, quella di aprire gli occhi sapendo di non essere da solo in casa. Perché questo è stato il primo dono ricevuto oggi da Sarah, ovvero impedirmi di dover fare i conti con la mia più acerrima nemica.
Nonostante i tentativi di sedurla, la notte scorsa non si è infilata nel mio letto, eppure i suoi occhi hanno fatto l’amore coi miei per ore. Ora lo so per certo, Sabine e Luca avevano ragione da vendere a insistere ché io la incontrassi. Quel velo nello sguardo, e so bene cosa c’è sotto, l’ho già visto in certi miei pazienti, oltre che in me stesso. Me ne sono innamorato in un soffio. Un colpo di fulmine… a quarantadue anni. Chi l’avrebbe mai detto?

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Artista: Free-Photos

Avrei voluto rimanere lì, questa mattina, ancora tra le lenzuola, ad aspettare che lei si svegliasse, a sognare che si alzasse e mi raggiungesse camminando piano, in punta di piedi, per vedere se stessi dormendo. Avrei finto. Oh, se l’avrei fatto! Si sarebbe limitata a spiarmi restando sulla porta, oppure, illudendosi che io non la vedessi, si sarebbe avvicinata per osservarmi meglio? Avrebbe osato sfiorarmi il viso con le dita?
Già, se non avessi avuto impegni tassativi, sarei rimasto davvero lì. Invece dovevo alzarmi, fare una doccia e uscire. Nel frattempo, escogitavo un modo per invogliare quella ragazza a trattenersi ancora con me. Ero certo di piacerle, ma per paura manteneva le distanze, e la comprendevo benissimo.
Cercando di fare meno rumore possibile, mi sono avviato verso la cucina per accendere la macchina del caffè. Attraversando il salone, non ho potuto resistere all’impulso di guardarla. Com’è bella quando dorme! I suoi lineamenti si addolciscono molto. Chissà cosa stava sognando? Ero sul punto di andarmene, quando sono partite le note di una canzone che conosco molto bene.

J’ai jamais eu les pieds sur terre
J’aimerais mieux être un oiseau
J’suis mal dans ma peau
J’voudrais voir le monde à l’envers
Si jamais c’était plus beau
Plus beau vu d’en haut
D’en haut

«Che palle!» ha farfugliato, annaspando in cerca del cellulare senza nemmeno aprire gli occhi «Stamani che non devo portare Serena all’asilo… Spero di non aver disturbato Jean-Luc.»
«No, tranquilla: sono sveglio da un po’.» le ho risposto con tono rassicurante «Buongiorno Sarah.»
L’ho vista irrigidirsi. Non si aspettava di trovarmi lì, era evidente. Ha preso la coperta, quella che le avevo sistemato addosso dopo che si era addormentata, e se l’è tirata fin sulla faccia.

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Artista: Efraimstochter

«Buongiorno anche a te. Scusami, ma sono abituata ad alzarmi a quest’ora e ho dimenticato di togliere la sveglia. Stavo dormendo così bene!»
«Continua a riposare, allora.»
Ho fatto qualche passo per raggiungere il bagno, ma poi ho avuto un’idea e sono tornato indietro.
«Una cosa, Sarah: mia sorella, ieri, ha detto che non sei obbligata a tornare a casa tua prima di domenica sera. Mi farebbe molto piacere se restassi qui. Ti andrebbe di pranzare insieme, oggi?»
Dalla faccia che ha fatto, ho capito che non se l’aspettava, ma ho anche avuto la sensazione che almeno un po’ sperasse di ricevere un invito come quello.
Non ha voluto rispondermi subito, e questo mi ha dato l’impressione che dentro di lei fosse in corso una disputa: secondo me, avrebbe voluto dirmi di sì senza pensarci due volte, ma qualcosa la obbligava a essere cauta, forse per non darmi l’impressione di essere una ragazza che prende le cose con leggerezza.
Eccola lì, la devastazione compiuta dalle persone sbagliate che attraversano la nostra vita. Ti bloccano. L’istinto spinge forte verso la felicità, ma i piedi restano inchiodati a terra perché l’anima è avvelenata dalla paura. I sogni non hanno più colore, però non sono stati cancellati del tutto, così ci si ritrova perennemente in bilico tra desiderio di vivere e terrore di fallire ancora una volta.
«Uhm… non male come idea.» ha accettato alla fine, con fare giocoso.
«Senz’altro migliore del brano che hai impostato come sveglia. Dico io: ma si può?»
Già, mi è venuta voglia di provocarla un po’, per vedere come reagisce alle critiche.
Si è messa seduta con uno scatto, così mi ha visto, sotto l’arco che separa il salotto dalla zona notte. Ha spalancato gli occhi e l’ho sentita deglutire a fatica. Lo credo bene!
«Perché? Cos’ha che non va? È pura poesia.»

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Artista: Katzenfee50

Ero sicurissimo che la sua protesta avrebbe voluto essere più decisa, ma le parole devono esserle morte in bocca. In effetti, quel “ma si può” avrebbe dovuto dirlo lei, di fronte al fatto che ero lì mezzo nudo. Quanto imbarazzo sul suo viso! Però c’era anche una punta di compiacimento.
«È di una tristezza unica.» ho replicato, scrutandola con attenzione.
Quello che lei ha ribattuto subito dopo mi ha aperto un mondo.
«Dipende da come la prendi, Jean-Luc. A me dice: ricorda, Sarah, da qualche parte c’è qualcuno che ti assomiglia, che prova quel che provi tu. E questo mi fa sperare che non resterò da sola per sempre.»
Non ho potuto farne a meno: mi sono avvicinato a lei e le ho sfiorato la guancia con la punta delle dita.
«Dodo l’enfant, do. Se è la ragione per cui l’hai scelta, ti assicuro che presto non ne avrai più bisogno.»
Quella era la mia promessa, e i Beaumont non vengono mai meno alla parola data.

 

Amo l’acqua bollente che mi scorre sulla pelle, per cui me la sono presa comoda, soprattutto per dare spazio ai miei pensieri. Dovevo programmare con cura la giornata, in modo da catturare il cuore di quella ragazza. Sabine mi ha parlato di lei per mesi, quindi sapevo abbastanza da muovermi con una certa sicurezza, ma ci tenevo comunque a non lasciare nulla al caso. Devo ammetterlo, la desideravo da morire e volevo riuscire a strapparle almeno un bacio, prima di sera.
Una volta asciugati i capelli, che prima o poi dovrò decidermi a tagliare, anche se questo farà imbestialire mio padre, sono andato in salotto con l’idea di invitarla a seguirmi sul posto di lavoro, ma lei non c’era.
L’ho chiamata invano, poi ho controllato dalla finestra se fosse fuori a fumare una sigaretta. Niente, sparita. Stavo andando dall’altra parte del salone per affacciarmi alla porta-finestra che dà sul parcheggio e capire se almeno la sua auto fosse lì, quando all’improvviso la porta si è spalancata.
«No, cazzo! Ci ho messo troppo tempo. Fanculo, mi sono giocata la sorpresa.» ha detto, ansimando.
Non sono riuscito a trattenere l’ansia, né una punta di risentimento per non averla trovata in salotto. Ero come impazzito. Le sono andato incontro con un certo impeto. Avrei voluto sbarazzarmi di quel che teneva in mano e stringerla a me per non farla più andar via, ma all’ultimo momento sono riuscito a ritrovare un briciolo di contegno, così le ho solo domandato cosa contenesse il pacchetto.
«La nostra colazione. Siediti, dai, e lasciati servire. Caffè? Cappuccino? Qualcos’altro?» mi ha chiesto, mentre scioglieva il fiocco dorato della confezione. Che dolce, era andata in pasticceria a comprare le brioches e, per la fretta, era uscita senza nemmeno pettinarsi. Mia sorella diceva il vero: lei è diversa da tutte le altre. Che stupido sono stato!

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Artista: roberto_bellasio

«Vada per il cappuccino. Ti do una mano, però: non sai dove ho sistemato le cose.»
Ha accettato di buon grado, e io non vedevo l’ora di berlo, quel cappuccino: le ho chiesto di farlo con molta schiuma, così di sicuro avrei finito per sporcarmi le labbra e… chissà, avrebbe potuto farmelo notare, allora avrei finto di pulirmi, ma anche di non riuscirci bene. Sarebbe potuta essere la situazione ideale per un bacio? Quanto lo desideravo!
Ho capito che la sorte era dalla mia parte quando ho visto le brioches: se il cappuccino non avesse fatto bene il suo lavoro, quella al cioccolato avrebbe provveduto a rimediare. Mi sarei ridotto peggio di un bambino di due anni e… lei è mamma.

 

Non ce la faceva, le scappava da ridere. E come avrebbe potuto essere altrimenti? Un omone come me conciato peggio di un lattante. Sulle labbra avevo di tutto, persino sulla punta del naso doveva esserci della schiuma. Forse anche qualche briciola… Eh sì, mi ero dato parecchio da fare, bisogna ammetterlo.
Come speravo, Sarah non ha potuto trattenersi dall’avvicinarsi a me con un tovagliolo in mano. Dev’essere una specie di istinto naturale, ma forse anche un’abitudine del passato che magari in quel momento è riaffiorata, quella di pulire una bocca sporca.
Ho deciso di giocarmi il tutto per tutto. Il cuore martellava nel petto, mentre le prendevo con gentilezza il polso e le dicevo che no, quello non era il metodo giusto.
Era sconcertata, probabilmente si stava chiedendo cosa volessi dire. Le ho risposto a modo mio: con l’altra mano l’ho attirata a me e l’ho baciata. A lungo, con cautela e delicatezza.
Mi sono scostato, seppur a malincuore, dalle sue labbra, ma non dagli occhi. Era arrossita. Che tenerezza mi ha fatto! Tanta timidezza in una giovane donna, cosa che non mi capitava di scorgere ormai da tempo, non ha fatto altro che scatenare in me ancora più voglia di proteggerla. La vedevo, che cercava di dire qualcosa, ma non riusciva proprio a superare l’imbarazzo. Probabilmente stava per tirar fuori una delle sue battute.
«A quanto pare, a casa tua i tovaglioli sono superflui.» ha bisbigliato, infatti, abbassando lo sguardo.

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Artista: fotoerich

Volevo aiutarla. I Latini erano soliti dire Repetita iuvant. Come potevo contraddire la saggezza degli antichi? Con aria maliziosa, e anche un po’ di sfida, ho inzuppato il dito nella tazza vuota e raccolto la schiuma del cappuccino, che ho spalmato sulle labbra replicando:
«Meno male che ci sei tu, perché… vedi? Sono un disastro.»
«Siamo in due» ha sussurrato lei, lasciando cadere il tovagliolo a terra e sedendosi sulle mie gambe, un attimo prima di venire a perdersi sulla mia bocca.

 

Avrei preso volentieri il telefono e annullato tutti gli impegni che avevo in agenda, pur di continuare fino a consumarmi le labbra, ma se smettere di baciarla era per me un grosso sacrificio, speravo che ad attendermi ci fosse una ricompensa. Ho proposto a Sarah di accompagnarmi al lavoro: volevo capire quanto è diversa da Monique anche sotto quel punto di vista. Non le ho detto cosa faccio, tanto l’avrebbe scoperto di lì a poco.
Ci siamo incamminati lungo il sentiero dietro casa mia, quello che attraversa il bosco. In silenzio, ci siamo goduti la bellezza della natura. L’aria era pungente, ma sapevo che, una volta giunti a destinazione, saremmo stati abbracciati dal tiepido sole di metà mattinata. Mi è venuto spontaneo pensare che questi luoghi non sono poi tanto diversi da quelli che ho sempre amato e in cui ho vissuto finora. La tenuta dei Beaumont è meravigliosa, ma io saprò ricreare qui qualcosa di molto simile.
Eravamo quasi arrivati quando, all’improvviso, Sarah si è fermata trattenendo anche me per la mano.
«O mio Dio!» ha esclamato, con puro stupore fanciullesco dipinto sul volto. «Guarda che meraviglia! Devo assolutamente fare una foto.»

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Artista: GuentherDillingen

Ero d’accordo: l’immagine che avevamo di fronte meritava di essere immortalata. È sempre stato bello passeggiare lungo questo sentiero, ma stamattina… c’era qualcosa di magico. Gli alberi ai lati risplendevano più del solito, e le foglie sparse lungo i margini sembravano voler omaggiare i nostri piedi, quasi fossero petali di rose gettati lungo il cammino. I raggi del sole si facevano spazio tra la vegetazione fino a creare, proprio davanti a noi, uno strano gioco di luci e ombre.
Ho atteso che Sarah finisse di scattare foto col cellulare, poi ho capito che era giunto il momento: col braccio le ho circondato le spalle e l’ho portata a ridosso dei raggi di sole, a un nonnulla da quella che aveva tutta l’aria di essere una soglia che mi auguravo volesse varcare assieme a me. Ho allungato l’altro braccio e, come avevo immaginato, è sembrato che questo sparisse dentro a una sorta di portale fatato. Ho detto a Sarah di restare ferma lì, poi ho fatto un passo in avanti e mi sono lasciato inghiottire del tutto. Una volta dall’altra parte, mi sono voltato indietro, e la mia mano ha riattraversato la luce, in cerca di lei.
«Vieni, Sarah. Lascia che ti accompagni nel mio mondo.»
E lei ha capito. Senza esitazione, ha intrecciato le dita alle mie e non ha opposto resistenza, mentre la conducevo a me. Mi ha sorriso e si è tuffata fra le mie braccia. Anch’io ho capito.

 

Alla fine del sentiero, lo sguardo può spaziare sulla vasta conca pianeggiante che ospita il frutto del mio lavoro. Quando Sarah l’ha visto, è esplosa di gioia.
«Cavalli?» ha cominciato a ripetere, quasi urlando, come se non potesse credere ai suoi occhi. «Ma lavori lì, o sono tuoi?»
«Ne ho due, per adesso. Tutti gli altri nelle scuderie sono i miei pazienti.»
«Allora sei un veterinario?»
«Anche.»
Mi piaceva vederla così, trepidante e felice, quindi mi sono divertito a tenerla ancora un po’ sulle spine. La sua impazienza era indice di grande interesse, e ciò è stato sufficiente a farmi capire che, con lei accanto, non avrei più dovuto rinunciare alle mie passioni, come invece Monique mi aveva costretto a fare.
«Oh, insomma, Jean-Luc, mi vuoi spiegare?»
«Va bene.» mi sono arreso alla fine «Ho una laurea in medicina veterinaria e diversi master in etologia equina. Detto in parole povere, sono un veterinario comportamentalista. A me vengono affidati cavalli sequestrati che hanno subito gravi maltrattamenti. Il mio compito è quello di guarire sia il corpo, sia il loro spirito.»

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Artista: Bru-nO

 

Mi ha guardato con aria sognante, come se avesse di fronte una specie di santone, poi la sua espressione si è fatta più intensa.
«Ora capisco…» ha detto.
Subito dopo, ha mostrato tutto il desiderio di raggiungere le scuderie, e io sono stato ben lieto di accontentarla; anche perché dall’altra parte, quella che dà sulla strada principale, dovevano esserci gli stallieri, furiosi per essere rimasti davanti al cancello chiuso per quaranta minuti buoni.
Mentre costeggiavamo il recinto del pascolo, invece, mi sono accorto che erano già tutti al lavoro. Non è stato difficile intuire che avessero chiamato mia sorella: mentre ero impegnato col trasloco, lei si è occupata di molte cose, quindi ha le chiavi.
Il capo-stalla è un senegalese sulla cinquantina, molto esperto. Sabine mi ha detto che ha lavorato a San Rossore fin dagli anni dell’adolescenza.
«Buongiorno, Signor Beaumont. Sono Auguste. È un vero onore incontrarla e lavorare per lei.»
La faccia di Sarah tradiva sospetto per la riverenza che l’uomo aveva appena mostrato nei miei confronti. Ovvio: lei non sapeva, e ancora non sa, chi sono. Al di fuori del mondo dell’equitazione, il nome dei Beaumont non ha questo gran significato per la gente, e a me va più che bene.
Gli altri stallieri ci hanno raggiunti per le presentazioni. Subito dopo, ho cominciato ad assegnar loro i vari compiti. Per il capo-stalla avevo un piccolo incarico speciale.
«Auguste, potresti far uscire i cavalli dei box nove e dieci? Il maschio va nel tondino, la femmina al pascolo.»
Quando Sarah ha visto i miei due giganti buoni, è letteralmente impazzita per loro.
«Sono quello che penso io? Dimmi di sì, dimmi di sì!»
«Cosa pensi siano?»
«I cavalli più belli del creato: Shire.»
Non credevo sapesse distinguere le diverse razze, invece…
«Brava! Lui è Pride, lei Prejudice, Judy per gli amici.»
«Orgoglio e pregiudizio, come il romanzo? Fantastico!» è scoppiata a ridere. «Dio, che meraviglia! Posso accarezzarli?»
«Ma certo. Lascia prima che ti annusino, però.»
Mentre lei familiarizzava col mio mondo, io sono andato a visitare “la bionda”, una femmina di Haflinger così malridotta, che rimetterla in sesto sarà un’impresa titanica.

 

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Artista: Webwebwebber

Il resto della giornata è trascorso in un lampo e mi ha riempito di soddisfazioni. Mi sono sentito di nuovo vivo. Vedere Sarah sulla groppa di Pride, senza sella né redini… Quasi temevo si trattasse di un sogno. Di sicuro, pregavo di non svegliarmi mai più.
Adesso lei è qui tra le mie braccia e dorme serena. Quello che è successo tra noi ha cancellato anche l’ultimo dubbio sul suo conto: è la donna per me. Non ero sicuro del fatto che fosse pronta a lasciarsi andare del tutto, però è capitato. Un bacio, poi un altro e un altro ancora… La voglia che avevamo l’uno dell’altra ha preso il sopravvento sulle paure, così ci siamo ritrovati a non poter più stabilire dove iniziasse un corpo e finisse l’altro, né la linea di confine tra le nostre anime.
Sublime, perché siamo stati noi stessi fino in fondo; ma anche doloroso, per me, perché ho capito che lei non aveva mai potuto esserlo prima. Troppo impegnata a dare agli altri quel che volevano, per ricevere ciò che le spettava. E tutto per sentirsi amata almeno cinque minuti!
Non mi era mai capitato di vedere una donna piangere e ringraziare dopo aver fatto l’amore. Quando ha deciso di spiegarmi il motivo per cui non riusciva a trattenere le lacrime di gioia, quasi mi sono sentito male. Quanta meschinità, sulla strada di questa ragazza, quanto opportunismo, quanta cattiveria!
Allungo piano il braccio verso il comodino: voglio prendere il suo cellulare e cambiare la canzone della sveglia. In the arms of love, di Michael Bolton. Oh, sì, è quella giusta.
Ogni volta che l’ascolterà, e le chiederò di farlo più spesso che può, saprà che percepisco il suo dolore, quando la guardo negli occhi, anche se lei è piuttosto brava a nasconderlo. E saprà che non deve avere paura di mostrarmelo, perché se finora nessuno le ha mai fatto provare cosa significhi vivere tra le braccia dell’amore, dove il paradiso è solo a un battito di cuore, d’ora in avanti farò di tutto per essere la sua luce nel buio, lo scudo che la difende dalle tempeste e il suo riparo dalla pioggia. Con l’amore che provo per lei, la solleverò al di sopra di ogni follia e di qualsiasi dolore, per tenerla al caldo e al sicuro.
Sarah non dovrà né potrà mai dimenticare il giuramento che le ho fatto stanotte, quello che è nato nella mia anima ed è stato suggellato attraverso il corpo.

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Artista: rkarkowski

 

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Anche se ispirati a episodi realmente accaduti, fatti e personaggi di quest’Opera sono frutto della fantasia.
Pertanto, ogni somiglianza a persone reali e vicende realmente accadute è da ritenersi puramente casuale.