Mentre aspetto con ansia di aver finalmente per le mani la mia tesi pronta per essere sfogliata e risfogliata con grande venerazione, il mio primo, e spero non ultimo, figlio di carta del quale sono davvero orgogliosa nonostante tutte le difficoltà che ho dovuto affrontare per giungere incolume a stringerlo al mio cuoricino vibrante di pura emozione, oggi ho il piacere di pubblicare sul blog un nuovissimo appuntamento con la rubrica di scrittura creativa da me ideata, Storytelling Chronicles, grazie a cui, ogni mese, delle volontarie come me si lanciano nell’avventura di vergare brevi o longevi racconti secondo una tematica ben precisa scelta insieme nel gruppo Facebook omonimo.

Afferro al volo il pezzo di carta stropicciata che il vento ha trascinato fino ai piedi della panchina; acciuffato, lo apro e ne leggo il contenuto. E nell’esatto istante in cui quella serie di lettere, messe una dopo l’altra precisamente in quell’ordine, attraversano i miei occhi e arrivano nella testa e da lì, in una corsa impetuosa, dritte al cuore, il tempo si ferma.

Afferra al volo il pezzo di carta stropicciata che il vento ha trascinato fino ai piedi della panchina; acciuffato, lo apre e ne legge il contenuto. E nell’esatto istante in cui quella serie di lettere, messe una dopo l’altra precisamente in quell’ordine, attraversano i suoi occhi e arrivano nella testa e da lì, in una corsa impetuosa, dritte al cuore, il tempo si ferma.

Dopo aver dimostrato una gentilezza estrema nel passare a commentare le altrui produzioni di maggio nonostante non avesse aderito al nostro rendez-vous inchiostrato per quella parentesi temporale, alla stregua di premio fedeltà dei molto povery, per questo luglio è stata designata la carissima Stephanie per scegliere l’argomento da condividere nella nostra cricca di autrici in erba e non. Qui sopra, appaiono i due incipit uguali, in prima e terza persone, che lei stessa ha scritto per noi tutte: quale sarà stata l’alternativa adoperata da Debora Paolini e, soprattutto, come l’avrà voluta sfruttare? Sappiate solo che le protagoniste dell’odierno martedì sono due sorelle molto diverse tra loro in cui, se siete un po’ bipolari come me –Non dovevo dirlo. Non dovevo proprio dirlo. (cit.)-, vi specchierete con un bel 50 e 50.

Creazione a cura di Tania, admin del blog My Crea Bookish Kingdom

 

Fonte: Pixabay
Artista: flflflflfl
Elaborazione grafica: Debora Paolini

 

“Afferro al volo il pezzo di carta stropicciata che il vento ha trascinato fino ai piedi della panchina; acciuffato, lo apro e ne leggo il contenuto. E nell’esatto istante in cui quella serie di lettere, messe una dopo l’altra precisamente in quell’ordine, attraversano i miei occhi e arrivano nella testa e da lì, in una corsa impetuosa, dritte al cuore, il tempo si ferma.”

«Cosa? Che c’è scritto?» scoppia a ridere Lucia «No, ti prego, rileggi un attimo perché non posso credere a una simile idiozia!»
Ecco, ci risiamo. Va a finire sempre così. Oh, giusto, voi non sapete niente di tutta questa storia. Lasciate che ve la racconti a grandi linee.
Avete presente Saturno? I suoi anelli fluttuano attorno allo stesso centro gravitazionale, talmente vicini l’uno all’altro che potrebbero con facilità sfiorarsi, però non lo fanno quasi mai. Io e mia sorella siamo proprio così.
Nate dalla stessa madre, ma con padri diversi, viviamo in modi e mondi del tutto opposti, eppure qualche mese fa ho escogitato la maniera per tentare di avvicinarmi di più a lei: leggere lo stesso libro. Non credevo avrebbe accettato, invece…
Una volta al mese, ciascuna di noi sceglie la lettura da condividere con l’altra. Grazie a un foglio di giornale che avvolge la copertina, ogni dettaglio resta segreto: titolo, trama, nome dell’autore o autrice, genere e persino l’editore che lo ha pubblicato. Il giorno stabilito, ci incontriamo a casa di mamma e ci chiudiamo nella nostra vecchia cameretta, che adesso è solo sua. Una legge ad alta voce, l’altra ascolta.
O almeno così dovrebbe essere, perché quando è il turno di Lucia, io m’impegno a seguire per poi esprimere un parere solo alla fine; nella situazione opposta, è manna se riesco a terminare il primo paragrafo, come avete visto.
«Che hai da guardare così? Dai, leggimi di nuovo la perla letteraria del mese!» mi incalza.
E io ricomincio da capo, sperando in esiti differenti.
“Afferro al volo il pezzo di carta stropicciata che il vento ha trascinato fino ai piedi della panchina;”
«Avevo sentito bene, allora!» m’interrompe di nuovo «Dio Santo, Marta, ti rendi conto di quante boiate in così poche righe?»
«A dire il vero, no. Mi pare un buon inizio, evocativo e con la giusta dose di suspense.» replico, un po’ seccata dall’ormai noto cinismo col quale ho a che fare da troppo tempo.

Fonte: Pixabay
Artista: congerdesign

«Ah, tu vivi in un mondo tutto tuo, ben lontano dalla realtà. Facciamo che ti riporto coi piedi per terra: posso smontare questo incipit con la stessa facilità con cui mi pettino la mattina, sai? Dunque, questa tizia – o tizio, chi può dirlo? – è seduta su una panchina e, guarda caso, il vento le fa rotolare fino ai piedi un foglio di carta stropicciata. Che pathos! Anzi, come direbbero le Pancine, che “patros”! Dai, ripigliati: solo nei libri, nei cartoni animati e nei film può succedere una cosa del genere. Cioè, hai idea della folle congiunzione astrale che dovrebbe verificarsi? Qualcuno, chissà quando scopriremo chi e perché, appallottola un foglio di carta e lo getta via; poi arriva il vento, che siccome non ha un cazzo da fare e si annoia a morte, pensa: “Oh, guarda, una cartaccia e una tipa sulla panchina! Uffa, oggi in agenda non ho bufere, né tornado, e nemmeno una leggera brezza di quelle poetiche. Che vita vuota! Che vuota vita! Ma sì dai, facciamo rotolare quel foglio appallottolato e vediamo che succede. Magari ispiro uno scrittore.” Detto, fatto: Vento soffia e… accade la magia! Mi sento “emosionata” come Tina Cipollari quando fa il verso a Gemma Galgani, guarda.»
Non la reggo proprio, quando si comporta così. Si attacca a tutto, pur di criticare i libri che scelgo. Non vi dico cosa si è inventata quando ho proposto un Fantasy! No, anzi, ve lo dico: dopo uno spiegone di mezz’ora, ha decretato che gli elfi sono Comunisti tra loro e razzisti col resto del mondo. I maghi, invece, sono figure del tutto inutili perché hanno poteri sufficienti a risolvere qualsiasi problema, ma preferiscono puntare tutto sullo scemo del villaggio e trasformarlo, a suon di improbabili perle di saggezza e stupide prove, nell’eroe che, pur avendo fino a poco tempo prima solo coltivato patate, o cacciato qualche scoiattolo, o, ancora peggio, bivaccato dal tramonto all’alba e dall’alba al tramonto in qualche sudicia taverna, stermina il nemico che nessuno era mai riuscito a sconfiggere.
Non vede oltre il proprio naso, è evidente, niente la smuove dalle sue posizioni, però voglio proseguire nel tentativo di proporle differenti punti di vista.
«Lucia, non ci sono leggi che impediscano il verificarsi di un evento simile.»
«Ah no? Allora dimmi quant’è statisticamente probabile che un foglio di carta giunga ai piedi di qualcuno per via del vento, che quel qualcuno lo raccolga, lo apra e vi trovi qualcosa di estremamente importante.»
«Poco; ma se anche si trattasse di una possibilità su un miliardo, non potresti dire che è impossibile. Inoltre, potrebbe essere il vento una metafora? Ci hai pensato?»

Fonte: Pixabay
Artista: OpenClipart-Vectors

«Tu vaneggi. Queste sono solo stronzate da romanzetti di quart’ordine. Dai, su, esci dal limbo, vai a fare una passeggiata e guardati attorno: tutti raccattano, anzi, proprio acciuffano con avidità e veemenza fogli appallottolati, non provare a negarlo. Succede dappertutto, a ogni ora del giorno e della notte. Lo fanno i bambini, gli adulti, gli anziani, di ogni nazionalità, Fede ed estrazione sociale. È la normalità!» controbatte, esasperando la mimica per accentuare il sarcasmo «Al contrario, se vedi qualcuno che si guarda attorno indignato, in cerca del criminale che ha gettato la carta a terra, e non dove si deve, ti prego, fai molta attenzione: è uno psicopatico. Anche quelli che ignorano le cartacce sono tutti psicopatici. Evitali, mi raccomando. Anzi, d’ora in poi, io li segnalerò uno per uno a chi di dovere, perché non è tollerabile che queste persone possano circolare liberamente per strada. E hanno anche diritto di voto, maledetti loro!»
«Finiscila di fare la cretina.»
«A parte questo, bisogna soffermarsi sulla parola “contenuto”.» non mi considera, come al solito «Eh, sì, perché il pezzo di carta portato dal vento fino ai piedi del o della protagonista… mica può essere qualcosa di ordinario! Di solito, per terra si trova di tutto, dai volantini dei supermercati alla carta unta e bisunta che avvolge il panino del Burger King, passando per i fazzolettini pieni di moccio, senza contare ciò che carta non è. Ma no, qui no: abbiamo un foglio accartocciato, in balìa del vento, con qualcosa di importantissimo scritto sopra, tanto che… leggi, leggi!»
E io, come una cretina, le do retta. Una parte di me vuol vedere fin dove arriva, l’altra si affanna nel tentativo di far breccia in quell’armatura impenetrabile, ma sa che è tempo sprecato.
“E nell’esatto istante in cui quella serie di lettere, messe una dopo l’altra precisamente in quell’ordine, attraversano i miei occhi e arrivano nella testa e da lì, in una corsa impetuosa, dritte al cuore, il tempo si ferma.”
«Boom! Qui il “patros” sale alle stelle! Le vedi le lettere che, leggiadre, si sollevano con delicatezza dal foglio, si stiracchiano anche un po’ perché giustamente erano stropicciate, poi attraversano gli occhi, raggiungono la testa, dopodiché cominciano a correre come dannate – sì, le buffe gambette rachitiche spuntano per l’occasione – infine si lanciano dritte verso il cuore? A me è venuto anche un po’ di fiatone, a guardarle fare così, ma tranquilla: il tempo si ferma. Niente più si muove, ogni cosa tace, a parte quella vocina nel mio cervello che si domanda di cosa si sia fatto l’autore, perché va bene immaginare una congiunzione astrale particolarmente favorevole, ma qui si esagera con la fantasia, eh!» conclude, con aria schifata.

Fonte: Pixabay
Artista: MAKY_OREL

Mi sento come una pentola a pressione, sto per esplodere. Ma come fa a non apprezzare un espediente narrativo così raffinato? L’autore ha dato vita propria a delle semplici lettere scritte su un foglio gettato a terra e ha fornito loro l’immenso potere di cambiare la vita di qualcuno. È pura verità, perché il potere della parola è inimmaginabile. Una parola, detta o scritta, non è mai solo una parola. Porta in sé un mondo costruito in millenni di relazioni tra esseri completamente diversi l’uno dall’altro. Anche soltanto una parola, letta o ascoltata, può cambiare l’umore, la percezione di un momento e persino di un’intera esistenza. Come le note musicali, in un universo in cui tutto vibra.
Ho provato mille volte a farle vedere certe cose, ma sono stata ignorata sistematicamente, quando non addirittura derisa. Eppure, io un punto d’incontro con lei voglio trovarlo davvero. Mi basterebbe riuscirci anche solo una volta. Oggi ho tra le mani il mio stesso cuore. Perché non lo vede?
Alzo la testa per guardarla in faccia e capire se c’è un minimo di speranza che intenda continuare ad ascoltare la storia. Cosa? Indossa un paio di occhiali scuri? Quando diavolo li ha presi? Non me ne sono accorta.
«A che ti servono quelli?» domando, irritata.
«Eh, sai… sono fotofobica perché le lettere su quel foglio mi hanno perforato le cornee!» scoppia a ridere.
Ora basta. Non ho alcuna intenzione di andare avanti così. Se non riesce a capire il mio linguaggio, mi adeguo io al suo. Chiudo il libro, mi alzo in piedi, le vado davanti e la affronto sul terreno scelto da lei. È l’ultima opzione che mi resta.
«Vogliamo parlare di avvenimenti statisticamente improbabili nei libri?» sbotto «Bene, facciamolo allora. Solo nell’ultimo porno che mi hai proposto – perché tu li chiami romance, ma quelli sono porno – ho perso il conto degli orgasmi multipli, che si sa, nella realtà sono pane quotidiano, proprio. E tutti simultanei, eh. Realistico, come no? Vogliamo menzionare amplessi dalla durata millenaria, dimensioni ciclopiche del pene e, soprattutto, quantità spropositate dell’eiaculato? Litri! Ma che dico litri? Ettolitri, ogni maledettissima volta: anche se il tizio è venuto solo dieci minuti prima, ha il potere di inondare la donna. Cos’ha al posto dei genitali, un idrante? E potrei continuare così per ore, eh. Dall’alto del tuo pulpito, togliti quei ridicoli occhiali, guardami in faccia e convincimi che tra i babbei che ti fai ce n’è uno capace di simili prodezze, su.»
«Attenzione, attenzione: è arrivata la guru del sesso, quella che di uomini ne ha avuto uno e se lo tiene da dieci anni, quella che non sa nemmeno chi sia suo padre. Insomma, la persona giusta per criticare un certo genere di romanzi, no?»
È inutile, alcuni universi non possono incontrarsi. È arrivato il momento di prenderne atto e scoprire le carte.

Fonte: Unsplash
Artista: Alif Caesar Rizqi Pratama

«Prendi il libro, Lucia. Togli il foglio di giornale dalla copertina.» le suggerisco, con tono pacato.
Lei, con un sorrisetto maligno, fa quel che le ho chiesto. La sua espressione si trasforma non appena legge il nome dell’autore. O meglio, dell’autrice: Marta Maffei.
«L’hai scritto tu?» balbetta.
«Se avessi ascoltato un po’ di più senza preoccuparti di criticare, sono certa che l’avresti capito da sola.»
«Mi dispiace…»
«A me di più: non riesci a goderti niente, concentrata come sei solo su te stessa. Comunque, “Nei tuoi occhi” è la mia storia. Sono io, quella seduta sulla panchina. Sto aspettando qualcuno che credevo non sarebbe mai arrivato. Il vento è una metafora, la rappresentazione simbolica di tutto ciò che l’unico uomo della mia vita ha fatto affinché si realizzasse il più grande dei sogni che avevo. Il verbo acciuffare ti ha fatto sorridere, vero? L’ho adoperato per una ragione precisa, che mi pare inutile spiegarti adesso. Però una cosa voglio dirtela: sai quali lettere sono scritte sul foglio, accartocciato e gettato a terra come la mia anima? L, U, I, G, I, N, A, R, D, I. Luigi Nardi, il nome di mio padre.»
«Hai scoperto chi è?»
«Non io. Ha fatto tutto Mauro. Prendilo, il libro, e prova a scoprire come, nella vita, non contino i maschioni iperdotati come quelli dei romanzucoli che ti piacciono tanto, bensì gli uomini di buon cuore come mio marito. A letto, magari, non sarà un Dio, ma ha saputo colmare il vuoto che avevo dentro, mi ha aiutata a superare pregiudizi e false certezze, mi ha insegnato che sognare non è mai un errore, neanche se, come mi accade con te, il tentativo di far avverare i desideri porta a continui fallimenti. Ti voglio bene, Lucia, e spero che un giorno avrai accanto qualcuno che riesca là dove io non sono stata capace.»
Sorrido a mia sorella, prima di andarmene senza darle modo di replicare, sorrido di cuore a quell’universo che non cercherò più di toccare, ma al cui tocco, se da lui mai verrà un simile tentativo, non mi sottrarrò. Dopotutto, mio marito mi ha fatto capire che non c’è ragione per smettere di sperare.

Fonte: Pixabay
Artista: geralt

 

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Fatti e personaggi di quest’Opera sono frutto della fantasia. Pertanto, ogni somiglianza a persone reali e vicende realmente accadute è da ritenersi puramente casuale.