Evidenziando quante volte, nel corpo stesso dei miei articoli, abbia dichiarato la mia partecipazione a questa o quell’altra rubrica ideata da colleghe decisamente sul pezzo che mi hanno sempre invitata in progetti oltremodo straordinari dove ritrovarmi a gioire dei libri in fantastica compagnia, potremmo designare sotto la voce Stranezze varie ed eventuali l’angolino appena nato su La Nicchia Letteraria, la mia personalissima creazione dal titolo Storytelling Chronicles, puntate mensili in cui le scrittrici, in erba o meno, arruolate per l’occasione, si destreggeranno a colpi di racconti basati su una tematica comune decisa insieme, avendo quale unico obiettivo quello di confrontarsi sul serio e migliorarsi altrettanto.
Oggi, quindi, con la gioia sulle labbra, apro i battenti alla mia ospite d’eccezione, Debora Paolini, talentuosa autrice e donna instancabile che mi sopporta dalla notte dei tempi senza mai lamentarsi, una personalità fuori dal comune, insomma, che mi ha concesso di pubblicare i suoi memorabili testi nella mia angusta spelonca dai libri agghindata: dato che, per febbraio, abbiamo scelto l’argomento Una storia d’amore, adesso è giusto chiedersi se il San Valentino della sua protagonista Sarah sia stato all’insegna del romanticismo più puro oppure qualcosa di completamente diverso abbia bollito nella pentola della ragazza.

Creazione a cura di Tania, admin del blog My Crea Bookish Kingdom

 

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Artista: amacchio

 

Guardate le stelle, invece dei vostri piedi.
Siate curiosi. Per quanto difficile possa sembrare
la vita, si può sempre fare qualcosa.
Stephen Hawking

 

Sto guidando ormai da un’ora. Senza meta, senza scopo. La strada è dritta, l’asfalto liscio. I miei pensieri molto meno. Di tanto in tanto, do un’occhiata a mia figlia che, beata lei, dorme come un ghiro sul seggiolino. Non so se ridere o piangere, mi tremano le gambe: l’ho fatto, cazzo, l’ho fatto davvero. E ora non si torna più indietro.
Tutto secondo i piani: il “regalino” è arrivato a destinazione in tarda mattinata, poi è successo il finimondo. Ora devo solo restare due o tre giorni lontana da casa, per sicurezza. Non posso andare dai miei, non voglio rischiare che vengano coinvolti in questa faccenda. Sabine, devo chiamare Sabine. Accosto, faccio un respiro profondo e compongo il numero.
«Allô.» mi risponde dopo un po’, con il suo bellissimo accento francese.
«Mi ospiti per qualche giorno?»
Sono diventata una specialista delle docce fredde, a quanto pare.
Mi aspetto un sonoro vaffanculo. Dopotutto, questa è la seconda richiesta assurda che le faccio nel giro di pochi giorni. Un attimo prima che la chiamata si chiuda, sento invece un “vieni pure” quasi ringhiato. Faccio inversione di marcia e mi dirigo verso il mio porto franco. La cosa più difficile sarà dirle la verità. O, forse, sarà ancor più arduo ignorare il cellulare che non smette di vibrare da stamani. Non ti risponderò mai, schifoso bastardo!

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Artista: Free-Photos

Negli occhi della mia amica scorgo qualcosa a metà tra disgusto e compassione, mentre mi porge una tazza di caffè fumante. A me farebbe molto più comodo una camomilla corretta col Valium, o, meglio ancora, qualcosa di forte da mandar giù tutto d’un fiato, ma preferisco non darlo a vedere.
Per fortuna mia figlia dorme ancora, stesa sul divano. La guardo e mi chiedo se sia già in grado, nonostante i pochi anni di vita, di capire che razza di madre la sorte le ha dato in dono. Dopo aver sposato quell’imbecille di suo padre, non avrei dovuto imparare a fare più attenzione agli uomini? Perché mi sono trasformata nella fonte dello stesso male che ha distrutto me?
Non lo sapevo, continuo a ripetermelo, eppure non ne sono del tutto convinta.
Il telefono vibra ancora e ancora; lo ignoro per la milionesima volta. Guardo il pancione di Sabine e un po’ la invidio per come ha saputo gestire la propria vita.
«Gli hai detto che sei incinta e ti ha lasciata?» mi domanda di punto in bianco, convinta che il mio unico problema sia la fine dell’ennesima relazione sgangherata, fine alla quale lei crede di aver contribuito assecondando una mia richiesta folle.
Cosa l’abbia spinta a darmi retta, poi, è un mistero.
«Senti,» rispondo tentennando «forse è il caso che io te la racconti tutta, perché non sono stata sincera fino in fondo, l’altro giorno. Quando ti ho detto che mi serviva un test di gravidanza positivo, il mio scopo non era mettere alla prova Riccardo, ma vendicarmi: quel bastardo è tutto fuorché separato.»

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Artista: qimono

Sabine sgrana gli occhi, poi scoppia a ridere senza ritegno. Mi rode. Cosa c’è di tanto divertente?
Sembra quasi felice, e io non capisco proprio perché. Non le passa per la testa che forse mi sono cacciata nei guai? Ho una fottutissima paura che la cosa mi sfugga di mano. Cerco di metterla al corrente di tutta la storia fingendomi contenta del mio agire, ma mai come in questo momento vorrei esistesse la macchina del tempo.
«Ho iniziato ad avere qualche sospetto circa un mese fa: un uomo innamorato e libero c’è, è presente, ti vuole, ti cerca. Non devi sempre pregare tu per vederlo, ti pare? Al di là di fugaci incontri di letto e qualche “contentino” di tanto in tanto, quel gran figlio di puttana ha invece sempre accampato scuse, diecimila – secondo lui – ragionevoli motivi per essere altrove, a fare altro. Pensa, la Vigilia di Natale è venuto a portarmi il regalo, poi è scappato subito dicendo che anche se non stava più insieme alla moglie, avrebbe trascorso i giorni seguenti insieme a lei e i figli. Non l’ho presa bene, mi sono sentita meno importante dell’ultima ruota del carro, ma poi, a mente fredda, mi sono detta che ci poteva stare: Natale è Natale, i figli sono i figli. Finire parcheggiata a Capodanno, però, è troppo anche per me. Saby, non c’ho visto più e ha cominciato a frullarmi in testa l’idea che ci fosse qualcosa sotto, allora ho iniziato a fare qualche controllo sui social, in stile Catfish, ed è venuta fuori la verità.»
«Che uomo de merde!» esclama Sabine, con aria disgustata.
«Cretina io a non darti ascolto quando hai provato ad avvertirmi. Ma è così che va di solito, no?»
Lei fa spallucce abbozzando un sorriso, e quello vale più di mille “te l’avevo detto”.
«Comunque, ho deciso di fargliela pagare cara.»
«Cioè?»
«Conosci Shitexpress

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Artista: image4you

«Mai sentito, ma il nome è tutto un programma.»
«È un sito attraverso il quale è possibile spedire cacca a chiunque nel mondo, in maniera del tutto anonima. C’è addirittura l’opportunità di pagare in bitcoin, che tra l’altro puoi comprare direttamente da loro.»
«Ma cosa c’entra la cacca con il test di gravidanza?»
«Aspetta, quello è il gran finale.»
Ho agito sulla scia dell’ira, della delusione, e non so se ho fatto tutto nel migliore dei modi. Però inizio a essere soddisfatta di me stessa: per una volta, nella vita, non me ne sono andata con la coda tra le gambe, ho reagito, e questo deve pur voler dire qualcosa. È buffo vedere come la faccia di Sabine cambia espressione mentre le racconto di essermi auto spedita un merdapacco accompagnato da un biglietto con scritto: so tutto. Si vede che è perplessa, non sa cosa pensare. Anzi, forse lo sa, ma evita di dirmelo. Devo farle proprio pena.
Per riguadagnare qualche punto, cerco di suscitare la sua compassione, quindi sottolineo con particolare enfasi quanto stomaco ci sia voluto, in attesa di dare il via alla vendetta, per incontrare Riccardo e far finta di niente. Ogni volta che mi abbracciava, mi veniva da vomitare, ed è stato lì che ho scoperto di essere molto più forte di quanto immaginavo. E di avere parecchia fantasia, perché ho inventato qualsiasi cosa, pur di non andarci a letto. Non saprò mai se davvero se l’è bevuta, o se per convenienza abbia deciso di farlo.
«Quando il pacco è arrivato,» proseguo «l’ho aperto, ho fatto la foto con l’intento di mandarla al bastardo, ma non è stato facile, ho esitato a lungo. Una parte di me ancora sperava che si trattasse di un errore, di uno stupidissimo malinteso. Ma quale malinteso e malinteso?» mi correggo subito da sola «Le prove erano schiaccianti, quindi ho smesso di raccontarmi stronzate e ho fatto quel che andava fatto: ho aperto la chat di WhatsApp, ho allegato la foto, ho messo una sfilza di punti interrogativi per didascalia e gliel’ho mandata.»

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Artista: Free-Photos

Ripensando a quegli attimi, quasi mi sento male di nuovo. Spunta grigia. Doppia spunta grigia. Blu. Tre secondi che mi hanno sottratto dieci anni di vita! Altri quindici me li ha tolti la chiamata che è arrivata subito dopo.
«Quando gli ho chiesto un parere su cosa potesse significare il messaggio che accompagnava quel contenitore pieno di cacca di cavallo,» vado avanti, mentre sento montare di nuovo la rabbia «il verme ha tirato fuori ipotesi che definire bizzarre è un eufemismo. È arrivato al punto di dirmi che forse il mio ex marito ce l’aveva con me perché stavo frequentando un altro uomo. E certo, mica poteva confessare di essere sposato! Però, guarda caso, è giunto alla conclusione che forse sarebbe stato meglio… com’è che ha detto? Ah, sì, rallentare un po’.
Si sentiva al sicuro, il maledetto, pensava che siccome il pacco era arrivato a me, gli sarebbe bastato prendere le distanze per essere al sicuro. Povero illuso! Ero così incazzata che ho cominciato a singhiozzare come una scema. Brutto, ma provvidenziale: l’ho pregato di ripensarci, gli ho ripetuto diecimila volte che a lui ci tenevo davvero. Lo stronzo, con una freddezza allucinante, mi ha risposto che aveva già passato troppi guai con l’ex moglie e ora aveva bisogno di stare tranquillo per un po’. Ti cercherò io quando me la sentirò; così mi ha detto, prima di riattaccare.»
Sul bel viso di Sabine si legge un disgusto così forte che sembra pari alla mia amarezza. Ho l’impressione che anche lei abbia dovuto vedersela con più di un benservito.
«Due giorni dopo,» continuo a raccontare «ho ordinato un altro merdapacco, stavolta per lui, e l’ho fatto recapitare alla ditta di trasporti dove lavora, che tra parentesi è del suocero. Stesso contenuto, stesso biglietto. Ho capito che gli era arrivato quando mi ha bloccata su WhatsApp e il suo profilo Facebook è sparito. O meglio, il secondo account è sparito, perché il primo, quello vero, c’è ancora, solo che lui non sa che l’ho scovato. Il diavolo fa le pentole, i coperchi no! Quel giorno ti ho chiamato per chiederti il famoso favore del test positivo.» concludo, sghignazzando.

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Artista: Republica

«Se l’avessi saputo, ti avrei aiutata di più.»
Quand’è che si capisce se un’amica lo è fino in fondo? Quando non spende una parola per dirti cosa avresti dovuto fare, ma ne mette in fila alcune, poche ma buone, per farti sapere che è pronta a supportarti in qualsiasi modo, a dispetto di qualsivoglia cavolata tu abbia in mente.
«Saby, non hai idea della vergogna che ho provato venendo qui a chiederti quella cosa.»
«Falla finita. Cosa vuoi che sia un po’ di pipì?»
«Però…»
«Parliamo di cose serie.» mi zittisce, prima che io riesca a dar voce ai miei sensi di colpa «Dato che ti sei vendicata grazie a me, raccontami il resto della storia.»
«Ho il brutto vizio di conservare per anni anche le cose più banali, ché non si sa mai. Ho preparato una busta destinata alla moglie con dentro il test di gravidanza, tutte le foto che ritraevano me e quello stronzo insieme, in un paio delle quali comparivano persino Alice e Andrea, i suoi figli, poi l’immagine taroccata della prima ecografia di Serena. Ho inserito una bella letterina nella quale ho raccontato per filo e per segno i cinque mesi di relazione, con tanto di date, orari e luoghi nei quali ci vedevamo. Ho allegato scontrini e ricevute varie, più il numero di cellulare col quale lui mi chiamava sempre, casomai le fossero servite ulteriori conferme. Ah, ho consigliato alla destinataria di indagare su un conto corrente bancario del quale probabilmente non sa nulla.»
«Quel merveilleux cadeau!» m’interrompe, buttando indietro la testa e congiungendo i palmi delle mani.
Sabine ha l’aria di una che gode sempre di più: quando parla nella sua lingua madre è perché certe cose le vengono dal cuore. Sa che la capisco alla perfezione e che sono in grado di risponderle in francese, eppure si esprime quasi sempre in italiano, tranne quando vive emozioni particolarmente forti.

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Artista: PhotoMIX-Company

«Oh, il regalino deve aver sortito il suo effetto: dalle undici e mezza di stamattina, il cellulare non ha smesso un attimo di squillare: trenta chiamate del bastardo, più un’altra ventina da due numeri che non conosco, ma che immagino benissimo a chi possano appartenere. Messenger e WhatsApp neanche li apro.»
Il telefono, appoggiato sul tavolo, riprende a vibrare. Che novità!
«Non rispondi?» mi domanda, sperando che io decida finalmente di farlo.
«Neanche per idea: non gli darò modo di sfogarsi. Capisci? Lui deve proprio crepare male, deve affogare nella disperazione mentre la moglie lo prende a calci nei denti, tanto non potrà negare la relazione avuta con me.»
«Ma se quei due vivono sotto lo stesso tetto, come sei riuscita a fare in modo che non ritirasse lui la busta?»
«Non l’ho mica consegnata a casa sua! Il coglione, una sera, si è fatto scappare il nome del ristorante dove lavorano Elena, la moglie, e Ines, la suocera. Stamattina, dopo aver portato Serena all’asilo, ho preso il treno, sono andata fino a Sesto Fiorentino e ho depositato personalmente il mio regalo di San Valentino nella buca delle lettere.»
Mentre la mia amica se la ride di gusto, Serena si sta svegliando. E ora che faccio? Vorrei che continuasse a dormire fin quando non sarò diventata una madre meno imbecille di così. Già mi pesano parecchio le corna che il mio ex marito mi ha fatto fiorire sulla testa, ci mancava anche che mi facessi prendere per il culo da uno stronzo conosciuto a uno speed date! Ma non dovrebbero esserci solo single in quei ritrovi per disperati come me? Con la sfiga che ho, scommetto che l’unico fottutissimo bastardo e bugiardo di quella sera l’ho beccato io! Dev’essere la faccia da cretina che mi ritrovo a fare da calamita. Devo smetterla, devo imparare ad andare avanti anche da sola, se non voglio che la mia Serena soffra.

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Artista: Profile

Il telefono vibra di nuovo, solo che questa volta sul display compare il numero del mio ex marito. Mai avrei pensato di scoprirmi felice nel sentirlo. Rispondo al volo.
«Dimmi.»
«Posso venire a prendere la bimba? Te la ridarei domenica sera.»
Miracolo! Dopo anni di vuoto siderale, finalmente per una volta quell’ameba si rende utile: in caso di guai, è bene che Serena sia il più possibile lontana da me.
Sondo le intenzioni di mia figlia, che pare entusiasta all’idea di trascorrere qualche giorno col padre. E non potrebbe essere altrimenti, dato che le fa fare tutto quel che vuole, quando vuole. Cazzo, piacerebbe anche a me fare il genitore part-time. Invece, l’unica cosa part-time che ho è il lavoro, e ci vuole anche un certo coraggio per chiamarlo così.
Con il cuore diviso a metà tra sollievo e profonda tristezza, preparo Serena e saliamo in macchina. Dopo tornerò da Sabine, con una preoccupazione in meno.

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Artista: Greyerbaby

Tra una cosa e l’altra, raggiungo la mia amica più di tre ore dopo. Me la sono presa comoda: mi sono fermata in gelateria perché non mi sembrava carino presentarmi di nuovo a mani vuote. Nonostante la strizza, sono anche passata da casa per mettere insieme il necessario a rimanere fuori qualche giorno. Non so neanche cosa ho infilato nello zaino, ma non me ne frega granché. Il piano è restarmene chiusa in casa fino a domenica sera, possibilmente in pigiama, e scordarmi di tutto il resto. Grazie al cielo, il telefono ha smesso di vibrare da un po’. Che sollievo!
Parcheggio l’auto accanto a quella di Luca, il compagno di Sabine, e solo in quel momento realizzo a pieno che oggi è il quattordici febbraio. San Valentino! Una parte di me si era convinta che, con la consegna del regalino alla moglie di Riccardo, la festa fosse già evaporata dal calendario, invece sto per andare a rompere le scatole a una donna che probabilmente ha una gran voglia di fare baldoria in santa pace. Si vedono così di rado, quei due!
D’istinto, rimetto in moto pronta a sparire da lì, ché reggere il moccolo è l’ultima delle mie aspirazioni, stasera. Già mi sembra di vedere la scena: notte fonda, io sul divano davanti al televisore, che ovviamente si permette di ignorare il mio stato d’animo mandando in onda tutti i film che ora non vorrei mai guardare. E mentre ingurgito da sola un chilo di gelato al cioccolato, gli altri due di sopra fanno il ripasso del Kamasutra. No, no, via di qui. Al volo!
Un “che fai?” ovattato, preceduto dal rapido susseguirsi di colpi sul finestrino, mi fa trasalire.
Che faccio? Mi dileguo, sparisco, svanisco nel nulla cosmico! Vorrei rispondere così a Luca, invece sfodero un sorriso da ebete e fingo di voler spostare l’auto un po’ più avanti.
«E te per andare avanti metti la retromarcia?»

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Artista: Foundry

Cazzo, ha capito tutto. Che figura di merda epica! Ma non mi arrendo: mi metto al lavoro nella mia fucina delle cazzate per convincerlo che no, non stavo cercando di andare via.
Lui apre la portiera e mi trascina fuori con una faccia che è tutta un programma.
Perché mi guarda in quel modo, ora? Stai a vedere che Sabine gli ha raccontato tutto. I miei dubbi scompaiono quando, mentre percorriamo fianco a fianco il vialetto di casa, mi dà una sonora pacca sulla spalla e mi fa i complimenti per aver tirato fuori gli attributi. Mugugno qualcosa e accelero il passo per portare le mie corna al caldo.
Appena varcata la porta d’ingresso, mentre mi sfilo il piumino dopo aver appoggiato zaino e gelato per terra, colgo le ultime parole di Sabine che, accidenti a lei, sta raccontando a qualcuno la storia della mia vendetta. In francese, per di più. Se va avanti così, domattina dovrò controllare le prime pagine dei quotidiani locali. Ma sì, diciamolo a tutti, no? Sarah la pluricornuta, presa per il culo dall’ex marito e da ogni uomo incontrato dopo. Un curriculum da sventolare ovunque!
Mi prendo tre secondi per mettere insieme una frase che le faccia chiudere la bocca, ma non appena giro l’angolo ed entro in salotto, Luca manda tutto a puttane.
«Stava per andare via, la bimba. L’ho fermata giusto in tempo.»
Grazie, sei un vero amico, penso tra me e me. E quel marcantonio che mi fissa chi è? Dev’essere un amico di Sabine. Tutti gli uomini migliori, quelli fighi, li conosce lei. Sarà per questo che a me rimangono solo gli scarti?
Luca non ce la fa, deve infierire in qualche modo, glielo leggo in faccia.

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Artista: Pezibear

«Ascoltami un minutino.» mi dice, infatti, circondandomi le spalle con l’avambraccio «Te ora mi devi spiegare come hai fatto a stare per cinque mesi insieme a quello là, che se lo butti in un fiume pieno di Piranha, quelli pur di non toccarlo si mangiano tra di loro.»
Mi ha dato della stupida senza tanti complimenti, ma non riesco neanche a offendermi perché le sue battute sono troppo divertenti. Posso solo incassare il colpo ridendo a crepapelle. E poi ha ragione: come ho fatto? Sono nata sbagliata, io.
«Perché volevi andare via?» interviene Sabine, dopo un po’.
«Eh, quando ho visto la macchina di Luca parcheggiata, ho capito che era tornato a casa per festeggiare con te…»
«E allora?» mi interrompe, con aria maliziosa.
«E allora mettiti nei miei panni.» replico, abbassando lo sguardo.
«Mi ci sono messa. Infatti ho invitato lui.» cinguetta, indicando il tizio seduto accanto a lei, che nel frattempo si è alzato in piedi e adesso mi porge la mano «Ti presento mio fratello. Si è appena trasferito nella casa in fondo alla strada. Potresti tenergli compagnia, stasera.»
Un piano. Sabine ha un piano! Perché sento che a una parte di me non dispiace affatto? Vuole avere casa libera, mi pare ovvio e giusto, così ha pensato a un modo per non farmi restare sola. E quel modo ha due occhi che…
«Piacere, Jean-Luc.»
«Sarah la cornuta; piacere mio.»
Incredibile, sono riuscita a far ridere tutti. E non con le mie solite figuracce, ma con una battuta. L’autoironia, a volte, è una buona cura. O un ottimo mezzo col quale rompere il ghiaccio.

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Artista: Bru-nO

«Siamo almeno in due, non ti preoccupare.» ribatte Jean-Luc, continuando a tenermi la mano.
Parla italiano alla perfezione. Meno male, perché quel “siamo almeno in due” mi ha appena fatto venire una gran voglia di chiacchierare con lui, e dubito che riuscirei a farlo bene nella sua lingua.
«Ti sei vendicato?»
La domanda mi esce di getto, non riesco a trattenermi. Non so perché, però mi sento a mio agio.
«Mais oui… Sì, certo, ogni giorno.»
Ogni giorno? E come si fa a vendicarsi di un tradimento ogni giorno? Muoio dalla curiosità, devo saperne di più.
«Sarah, io e Luca dobbiamo prepararci per uscire. Perché non vai a vedere la casa di mio fratello? Magari cenate insieme, guardate un film, vi mangiate il gelato che hai comprato… e poi chissà?» ridacchia, prendendo la vaschetta dal tavolo, dov’era rimasta abbandonata, e rimettendomela in mano senza troppi complimenti «Vai, vai. Vite
All’improvviso le guance mi bruciano: che intende con “e poi chissà”? Che si è messa in testa? È matta? E con che faccia l’ha detto, poi! D’accordo, ho deciso arbitrariamente di accamparmi in casa sua nel momento meno opportuno, ma non è che per liberarsi di me ora può fare così. Non sa che è sconveniente e pericoloso infilarsi in casa di un affascinante sconosciuto la sera di San Valentino, per di più con il cuore che ancora sanguina? Vorrei urlarglielo in faccia, ma a impedirmelo è il telefono che si rimette a vibrare. Lo sento nella tasca della felpa. Lo prendo per verificare qualcosa che già so: di nuovo quello stronzo. Ma quand’è che la finirà?
Luca me lo strappa di mano, letteralmente.
«Ci penso io. Vai con Jean-Luc, il telefono te lo riporto prima di andare via.»
Detto questo, sale i gradini che portano al piano di sopra e si chiude in bagno. Riesco solo a sentir volare un “che cazzo vuoi da Sarah?”. Luca parla poco; ma quando lo fa, sono cavoli amari, lo so benissimo.
Jean-Luc mi aiuta a indossare il piumino, prende il mio zaino e m’invita a seguirlo. Io mi arrendo perché la paura è tornata a farsi sentire e avverto il bisogno di scappare in qualunque rifugio mi venga offerto.

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Artista: geralt

Tre ore dopo, sono seduta sul divano accanto all’uomo più strano che io abbia mai conosciuto. Non riesco a decifrarlo bene.
Abbiamo improvvisato una cena con quel che c’era, però non ho di che lamentarmi: la pancia mi scoppia. Ma come diavolo ho fatto a mangiare così tanto, se fino a prima di sedermi a tavola mi veniva da vomitare?
Jean-Luc mi ha ipnotizzata, credo. Si è messo a parlare e io ho perso la cognizione del tempo, persino il ricordo di ogni mia disgrazia è svanito. Mi ha raccontato la sua storia, di come ha scoperto che la compagna lo tradiva da anni e di come le sta facendo pagare lo scotto di un errore tanto meschino ogni santo giorno. A guardarlo, non si direbbe, perché ha l’aspetto di un gentiluomo, di una persona molto dolce, di un pezzo di pane, insomma. Eppure, è parecchio più stronzo di me, da quel che ho sentito.
Ha fatto proprio bene a comportarsi in quel modo. Ci sono donne che hanno più di quel che si può desiderare, eppure non si accontentano mai. Usano, ingannano, calpestano. Ma chissà come mai, loro ottengono tutto, io neanche il minimo sindacale. Un uomo come Jean-Luc merita di meglio.
Ha tenuto lui le fila della conversazione, senza sosta, per tutto il tempo.
L’unica, breve interruzione è arrivata da Luca: riconsegnandomi il telefono, oltretutto ripulito da una quarantina buona di messaggi, tra WhatsApp e Messenger, mi ha assicurato che non avrei più avuto rogne. Ha tenuto a farmi sapere che Riccardo ha perso moglie, casa e lavoro, però ha guadagnato una bella dose di randellate dal suocero. Madonna, quanto ho goduto! Erano secoli che non mi sentivo così. Mi sarebbe piaciuto tartassarlo di domande per ottenere altri particolari succulenti, ma dubito che abbia fatto girare le ruote dell’auto per quattrocento chilometri con l’unico obiettivo di sistemare i casini che combino io. L’ho ringraziato, salutato e lasciato ai suoi piacevoli impegni.
Ora Jean-Luc è più silenzioso. Entrambi abbiamo in mano una coppetta di gelato al triplo cioccolato, ma lui è il solo che affonda il cucchiaino nel dessert. Io sono troppo occupata a sforzarmi di osservare una cosa alquanto strana.

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Artista: mandarinMD

«Cosa stai guardando?» mi chiede all’improvviso, ridestandomi dal mio stato di trance.
«Vedi?» gli dico, allungando la coppetta verso di lui «Il gelato si è sciolto e si è formato un cuore.»
«C’est vrai! Questo è un messaggio pour moi.» sorride, mentre i suoi occhi vengono inondati da una luce particolare.
«Un messaggio per te?»
«Sì. C’è scritto che devo darti qualcosa, con tutto mon cœur.» afferma, alzandosi e andando a rovistare in uno dei numerosi scatoloni addossati alla parete.
Sono quasi sicura che mischi di proposito parole italiane e francesi. Ha capito che adoro il suono del suo accento? Se sì, è un ottimo osservatore, e mi piace. Oddio, l’ho pensato davvero?
«Tieni.» mi dice, porgendomi un libro dall’aspetto un po’ consunto «È il mio preferito, l’ho letto decine di volte. Ci sono molto affezionato, ma ora il suo posto è con te. Sono sicuro che ti piacerà.»
Mi sento in imbarazzo ma felice, onorata, grata e in difetto al tempo stesso: io non ho niente con cui contraccambiare. Non qui, non adesso. E solo il cielo sa quanto vorrei. Riesco a biascicare un “merci beacoup” in un francese più claudicante del solito e a millantare gioia, però lui riesce a captare il mio rammarico, in qualche modo.

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Artista: deeptuts

«Ho fatto qualcosa di sbagliato?»
«No, Jean-Luc. Vorrei avere qualcosa di altrettanto prezioso da darti…»
Mi interrompe. Con la mano libera, spinge verso di me la coppetta che ancora non mi sono decisa a mollare. Mi fissa dritta negli occhi con uno sguardo che non riesco, o, forse per paura, non voglio decifrare.
«Guarda meglio: ce l’hai. Buon San Valentino, Sarah.»
Ho capito bene? Mi gira la testa, mi sento come se fossi sospesa in uno strano limbo; piacevole, sì, ma anche pericoloso.
L’unica cosa che d’istinto mi viene da fare è sorridere, che è un po’ come dire tutto e niente allo stesso tempo. Sì, mi sembra l’atteggiamento più giusto e prudente, per ora. Quando la parte di me che grida di fuggire avrà fatto pace con l’altra che urla di restare, forse sarò capace di decidere se varcare la soglia, o tornare indietro.
Intanto, stringo forte il libro e mi ripeto senza sosta che non devo, non posso rovinare tutto, per nessuna ragione al mondo: resteranno lì, ben nascoste nello zaino, le mie pantofole a forma di unicorno.

Artista: Debora Paolini

 

Copyright © 2020 Debora Paolini
Tutti i diritti riservati.

Anche se ispirati a episodi realmente accaduti, fatti e personaggi di quest’Opera sono frutto della fantasia.
Pertanto, ogni somiglianza a persone reali e vicende realmente accadute è da ritenersi puramente casuale.